
Povera lingua italiana. Da “mecciare” all’Inps borbonica: ridateci Nanni Moretti
Il distinto signore disegnava arabeschi nell’aria con maestria consumata. Con il piglio convincente di chi è abituato ad avere davanti piccole platee in ascolto e sa addomesticarle con la parola fluente. Una barba accennata, un fare affabulatorio. Se per la massa degli studenti universitari presentare la propria tesi di laurea è una fatica condita di […]