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Onu: Giornata Mondiale contro le mine

Di Gruppo Everyone il . Internazionale

Si è celebrato lo scorso 4 aprile a
Ginevra, sotto l’alto patrocinio delle Nazioni Unite, la quinta
Giornata Mondiale per la lotta contro le mine. Il segretario generale
dell’Onu Ban Ki-moon ha dichiarato nell’occasione che “le mine
anti-uomo sono armi dall’utilizzo indiscriminato che causano gravi
mutilazioni, uccidono e ostacolano la ricostruzione nelle aree
devastate dai conflitti. Ecco perché è necessario raddoppiare gli
sforzi per evitare la perdita di vite umane e restituire ai nostri
figli un pianeta libero dal pericolo letale degli ordigni inesplosi”.

Per voce dei suoi co-presidenti
Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, il Gruppo EveryOne
ha trasmesso un accorato messaggio a Ban Ki-moon: “E’
fondamentale che la civiltà si liberi dwww.everyonegroup.comall’orrore delle mine
anti-uomo, ma per ottenere un risultato accettabile in questo campo è
necessario vigilare sui comportamenti irresponsabili degli Stati che
perseguono politiche industriali mortifere, dedicando enormi risorse
al mercato bellico. Il nostro Paese, l’Italia, è purtroppo il
secondo produttore mondiale di armi e questo suo comparto industriale
è causa di decine di migliaia di morti, mutilazioni e distruzioni
ogni anno. L’Italia ha interrotto la produzione di mine e si è
impegnata a riparare ai danni causati dalla sua produzione (che nel
1992 era al terzo posto nel mondo) con una moratoria nel 1994 e
attraverso l’adesione al trattato di Ottawa nel 1997. A dispetto
degli impegni assunti, tuttavia, ha smesso da anni di investire fondi
nelle operazioni di bonifica delle mine anti-uomo e ha proseguito
nella produzione dei componenti che servono per assemblare le mine.
E’ necessario che apposite commissioni internazionali effettuino
controlli preso le aziende di componenti elettronici e di produzione
armamenti – per esempio, in provincia di Brescia – per limitare un
traffico di morte che non si è mai fermato”. “Le schede
che permettono il funzionamento delle mine,” ha spiegato
recentemente Marcello Storgato, padre saveriano di Brescia, promotore
della campagna mine anti-uomo, “vengono prodotte ufficialmente
per altri usi, ma sappiamo che poi finiscono all’estero, dove
rientrano nella fabbricazione dei micidiali ordigni”.

“Altrettanto fondamentale,”
spiega EveryOne, “è il controllo degli investimenti nei settori
delle mine anti-uomo e delle bombe a grappolo effettuati dai gruppi
bancari e finanziari internazionali. Tramite tali gruppi, infatti,
non è difficile raccogliere fondi nei Paesi aderenti al trattato di
Otawa per utilizzarli poi nelle più atroci produzioni belliche”.

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