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Nigeria. Primi passi per contrastare il traffico di esseri umani

Di Gaetano Liardo il . Internazionale

 Potrebbe essere uno tra i paesi più ricchi al mondo, seduta com’è su un mare di petrolio. L’oro nero, tuttavia, non porta ricchezza alla Nigeria, quantomeno non a tutti. Violenze, disordini, scontri tra opposte fazioni politiche, etniche e religiose fanno da cornice all’ennesimo fallimento di uno stato africano. Il continente dalle mille ricchezze trasformato nel continente “perduto”. La ricchezza del sottosuolo, in Nigeria come in numerosi altri paesi africani, ha generato povertà, guerra, miseria, sfruttamento. Disperazione. Negli ultimi due decenni, dopo la definitiva sconfitta dello sviluppo panafricano affondato da golpe, governi corrotti e guerre sanguinarie, l’Africa è diventata il crocevia di traffici di ogni genere. Non per ultimo quello di esseri umani. Corpi mercificati di gente in fuga dalle tragedie africane venduti dai trafficanti di persone, i moderni schiavisti.

«La Nigeria è paese di fonte, transito e destinazione di donne e bambini trafficati per lavori forzati e sfruttamento sessuale», recita il rapporto del Dipartimento di Stato americano. Donne e ragazze sono vendute per lavori di servitù domestica o sessuale, mentre ragazzi e bambini sono costretti a lavori forzati nelle strade, nelle miniere e a fare accattonaggio.

La “merce”  viene trafficata in molti stati dell’Africa Occidentale e Centrale, e tramite i paesi maghrebini in Europa e nel Medio Oriente. «L’Italia è il principale paese europeo di destinazione delle vittime nigeriane». Anche se, come sottolinea la Relazione della Direzione Nazionale Antimafia del 2009, «è particolarmente interessante notare che la tratta è gestita prevalentemente da stranieri e che non risulta l’inserimento di organizzazioni mafiose italiane in questa attività; gli italiani coinvolti sono numerosi ma non in posizione di vertice nell’organizzazione».

Per far fronte alla drammaticità di questo traffico il Governo nigeriano si è  dotato di una normativa che, a detta del Dipartimento di Stato Usa ha prodotto dei risultati di contrasto interessanti anche se non ancora sufficienti. Nel 2004 è stata istituita l’Agenzia nazionale che vieta il traffico di persone (NAPTIP) e nel 2005 è stata varata una legislazione che inasprisce le pene nei confronti dei trafficanti e delle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico. «Il traffico è diminuito e gli arresti sono aumentati – riferisce all’agenzia Irin Ego Uzoezie Commissario per gli Affari delle Donne nello Stato di Anambra – ma il progresso non è così alto come noi avremmo sperato». Nel 2008 in Nigeria si è indagato su 209 casi relativi al traffico di persone, sono stati celebrati 37 processi e condannati 19 trafficanti. Le condanne variano da un minimo di sei mesi ad un massimo di 40 anni, anche se soltanto ad un trafficante è stata inflitta la condanna più pesante. Nello stesso periodo, tuttavia, la NAPTIP riporta che sono state intercettate e soccorse 932 vittime dei trafficanti, di cui 387 bambini. Una piccola parte del flusso di esseri umani trafficati che passano dalla Nigeria.  Se, tuttavia, consideriamo l’instabilità politica del governo nigeriano, le continue violenze che mettono in discussione il controllo del territorio da parte dell’autorità centrale, la corruzione dilagante e le enormi quantità di denaro che ruotano attorno al traffico, i risultati appaiono sicuramente e drammaticamente ridimensionati.    
 

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