NEWS

A Milano comanda la ‘ndrangheta

Di Lorenzo Frigerio il . Recensioni

Una lucida inchiesta, ben documentata e drammaticamente attuale, visti gli arresti di poche settimane fa nell’ambito dell’operazione “Parco Sud” a carico di alcuni esponenti delle cosche dominanti a Milano e nell’hinterland, i Barbaro e i Papalia. “A Milano comanda la ‘ndrangheta” è un reportage giornalistico di valore perché mescola sapientemente l’attualità processuale con la ricostruzione storica. Gli autori, Davide Carlucci de “La Repubblica” e Giuseppe Caruso de“L’Unità” seguono da anni le vicende giudiziarie riguardanti il crimine organizzato operante in città e in provincia e ricostruiscono organigrammi, business, relazioni degli uomini delle cosche.

Nella prefazione, Attilio Bolzoni, esperto di mafia siciliana e firma di punta de “La Repubblica”, parla della ‘ndrangheta come della “mafia perfetta”, visto le difficoltà in cui versano oggi Cosa Nostra e camorra. Mentre i riflettori sono puntati sulla Sicilia, dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, le cosche calabresi muovono alla conquista delle regioni del nord, a partire proprio dalla ricca Lombardia, prima messa sotto scacco con i sequestri di persona e poi infiltrata a livello sociale, politico ed economico, con la costituzione di una serie di società che oggi primeggiano negli appalti collegati all’edilizia. I calabresi, sempre secondo la lettura di Bolzoni, sono diventati “potenti in silenzio”, tanto che “muti muti, oggi sono i più forti e i più ricchi e i più eversivi”

Il primo business illecito resta il traffico di sostanze stupefacenti: i due autori ripercorrono a ritroso il percorso compiuto dalla cocaina, dalle mani dell’acquirente a quelli dello spacciatore, fino all’ultimo anello della catena criminale, il grande distributore, collegato alle ‘ndrine oggi operanti in tutto il pianeta. Milano è oggi il primo mercato del paese con circa 120.000 consumatori; forse una stima per difetto, visto che il prezzo al dettaglio della polvere bianca non subisce diminuzioni, a dimostrazione della grande domanda che ne impedisce una qualsiasi perdita di valore.

Si parla nel libro di Salvatore Mancuso, uomo chiave per le ‘ndrine nel processo di acquisizione del monopolio mondiale della gestione del mercato della cocaina. Tutto questo però non basta ancora, perché alla ‘ndrangheta interessa l’acquisizione del massimo potere possibile, come ogni organizzazione mafiosa che si rispetti. Un tratto distintivo che caratterizza le cosche calabresi fin dalle loro origini, come spiegano Carlucci e Caruso, che fanno anche un salto all’indietro nel tempo per raccontare come sia possibile che un fenomeno criminale generato dal sottosviluppo di una regione povera come la Calabria sia arrivato a mettere radici nella operosa Lombardia, e da qui, muovere alla conquista del mondo. Arcaicità e globalizzazione, tradizioni e innovazione sono poli di oscillazione all’interno dei quali la mafia calabrese ha saputo aumentare il proprio raggio d’azione, sempre rintuzzando i colpi subiti dalle inchieste.

E i colpi inferti dallo Stato nel decennio scorso alle famiglie operanti in Lombardia sono stati davvero micidiali, decine e decine di inchieste, quasi tremila condannati per associazione di tipo mafiosa, beni confiscati per valori astronomici, droga sequestrata in grande quantità. Eppure, come l’araba fenice, la ‘ndrangheta ha sempre saputo risollevare le proprie sorti fino ai giorni nostri. Non è quindi un caso se nell’inchiesta di qualche settimana fa ritornano i cognomi della nobiltà mafiosa attiva in Lombardia da decenni: Barbaro e Papalia, due famiglie che con quelle dei Sergi, dei Coco Trovato, hanno riempito pagine e pagine dei verbali delle forze dell’ordine.

Nel libro si racconta anche di alcune enclave ancora oggi in mano alle cosche; non solo la ormai nota Buccinasco, ma anche San Donato Milanese e San Giuliano, dove sono operativi clan siciliani davvero temibili, compresi anche gli uomini della Stidda.

I settori dell’economia più infiltrati risultano essere quello delle costruzioni edili, della ristorazione e del divertimento, dello smaltimento dei rifiuti, dei trasporti e della logistica.

Presenze mafiose si registrano nel lecchese e nel comasco, luoghi storici di infiltrazione, ma anche nel pavese e nella provincia di Varese, passando per Brescia e Bergamo, per finire anche all’ultima provincia in ordine di tempo, quella di Monza e Brianza.

Un capitolo è dedicato alla vicenda dell’Ortomercato, la più grande struttura del genere in Europa: “è il regno dell’illegalità, una delle zone della città a godere di una sorta di extraterritorialità rispetto alla legge”. Qui, al suo interno, spadroneggiava un altro rampollo di famiglia mafiosa, Saverio Morabito che si presentava ai cancelli d’ingresso con il suo tesserino di facchino, alla guida di una rombante Ferrari. Qui, al suo interno, le cosche avevano ottenuto la concessione per l’apertura di un night club, per farne un luogo di affari presumibilmente illeciti.

Ed è  sempre la prospettiva di moltiplicare i profitti che consente a due famiglie, da sempre in lotta nel territorio calabrese d’origine, Isola di Capo Rizzuto, di unire gli sforzi in Lombardia, per potersi accaparrare i denari degli appalti pubblici.

Si racconta poi dell’intreccio operativo tra camorra e mafia, ma anche delle tante indagini in tema di ecomafie, smontando il luogo comune che vede questa regione immune dai traffici illeciti di rifiuti, per arrivare a parlare del ruolo dei “colletti bianchi” negli affari criminali, ben esemplificato dalla vicenda dell’avvocato Giuseppe Melzi, ai tempi del crack Sindona avvocato di parte civile per conto dei risparmiatori truffati dal finanziere di Patti, agli inizi del 2008 sorpreso essere al servizio della cosca emergente dei Ferrazzo.

Pagine interessanti sono anche quelle relative alla joint venture illegale tra clan calabresi e gruppi criminali cinesi per trasformare un abuso edilizio realizzato all’interno del comune di Muggiò, un cinema multisala, in un centro per operatori commerciali all’ingrosso prevalentemente originari della Cina.

Non mancano la fantasia negli investimenti, come è testimoniato dal gran numero di beni confiscati in Lombardia, che oscilla nella classifica delle regioni tra il quarto e il quinto posto e neppure la capacità di sfruttare relazioni parentali e criminali per l’espansione dei propri affari anche fuori dai confini regionali e nazionali, incentrati oggi più che mai sul traffico di cocaina a livello planetario. Il libro si chiude con una sintetica panoramica sui gruppi criminali emergenti: filippini, albanesi e cinesi e sulla situazione nelle regioni limitrofi.

Nelle loro conclusioni gli autori si spendono a favore di una legalizzazione o di forme di controllo da parte dello Stato del mercato delle sostanze stupefacenti, come antidoto allo strapotere delle cosche, ma soprattutto rilanciano l’allarme per l’Expo prossimo venturo chiudendo con un interrogativo inquietante: “la ‘Ndrangheta a Milano, e più in generale nel Nord Italia, è già pronta per il futuro. La borghesia settentrionale farà resistenza o si accorderà come sempre?”.

Trackback dal tuo sito.

Premio Morrione

Premio Morrione Finanzia la realizzazione di progetti di video inchieste su temi di cronaca nazionale e internazionale. Si rivolge a giovani giornalisti, free lance, studenti e volontari dell’informazione.

leggi

LaViaLibera

logo Un nuovo progetto editoriale e un bimestrale di Libera e Gruppo Abele, LaViaLibera eredita l'esperienza del mensile Narcomafie, fondato nel 1993 dopo le stragi di Capaci e via D'Amelio.

Vai

Articolo 21

Articolo 21: giornalisti, giuristi, economisti che si propongono di promuovere il principio della libertà di manifestazione del pensiero (oggetto dell’Articolo 21 della Costituzione italiana da cui il nome).

Vai

I link