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Australian ‘Ndrangheta

I codici di affiliazione e la missione di Nicola Calipari

Di Stefano Fantino il . Recensioni

Due date significative, racchiuse in nemmeno dodici anni, luglio
1977 e gennaio 1989, e anche l’Australia si scopre vulnerabile al fenomeno
‘ndranghetistico. Non sono certo quelle le prime avvisaglie della penetrazione
della mafia calabrese nel territorio del più grande paese dell’Oceania.
Ma sono la precisa dimostrazione di quanto, i calabresi, possono osare
sul territorio australiano: una soppressione per lupara bianca e un
omicidio. Il 15 luglio 1977 è infatti la data della scomparsa di Donald
Mackay, 44enne deputato liberale australiano, attivo da tempo in una
campagna contro la diffusione delle piantagioni di marijuana nel paese,
business cui principalmente i criminali di origini calabresi erano legati,
e uno dei maggiori introiti della ‘ndrangheta australiana, come ribadito
più volte all’interno del libro. Nel 1989 invece avviene l’agguato
contro Colin Winchester vice capo della polizia australiana. Dietro
a entrambi gli omicidi l’ombra lunga della ‘ndrangheta, sebbene le piste
che portavano alla mafia calabrese, sebbene imboccate non abbiano mai
portato a risultati certi.  Confermando la grande capacità di
creare intimidazione e omertà da parte della ‘ndrangheta che uscì
da queste vicende rafforzata, ribadendo la sua presenza e il suo potere
e contemporaneamente la sua inafferabilità. 

Già un anno prima, nel 1988 Nicola Calipari aveva svolto per conto
del Governo Italiano, una missione in Australia, in collaborazione con
i pari ruolo australiani, per analizzare la pervasività della mafia
calabrese sul territorio. Parte da qui l’idea che fa da fil rouge 
di tutto il libro: una prima avventura alla scoperta della ‘ndrangheta
australiana. Seguendo principalmente due direttrici che originano da
una unica fonte: la relazione che Calipari consegnò al governo dopo
il suo viaggio in Australia.

Partendo da 13, dei 33 originali, fogli dattiloscritti qui riprodotti
integralmente si dipanano i contributi del magistrato Vincenzo Macrì
e dello storico Enzo Ciconte. Il magistrato della Dna parte dall’analisi
di Calipari per rievocare, in base ai procedimenti giudiziari passati
e presenti, lo status della ‘ndrangheta in Australia. Rievocando gli
omicidi eccellenti (oltre ai due sopra citati è da menzionare quello
del sergente Bowen nel 1994) e l’interesse delle ‘ndrine di utilizzare
il continente Australiano come luogo di produzione (di cannabis soprattutto)
ma anche di smercio di altre sostanze. Emergono infatti, dal racconto
di Macrì, evidenti punti di connessione tra i calabresi di stanza in
Italia e le “colonie” australiane con i narcos colombiani e le ‘ndrine
del Nord America, all’interno di un import-export di stupefacenti che
vede l’Australia come snodo non certo irrilevante.

E sebbene sia difficile evidenziare la comprovata presenza in quanto
tale di una ‘ndrangheta australiana, come rilevato da Calipari nella
sua relazione, sono plurimi i casi di emigrati reggini attivi sul suolo
australiano. Tuttavia sia le azioni illecite a scopo di arricchimento
sia quelle intimidatorie hanno mostrato le lacune che il metodo investigativo
e i mezzi stessi della polizia australiana avevano a disposizione.

Richiedendo un surplus che tuttavia non ha prodotto risultati definitivi.
Se no, e quindi entra in gioco il saggio di Enzo Ciconte, la sostanziale
omogeneità dei codici di affiliazione alle ‘ndrine. Durante il lavoro
di indagine, la polizia australiana, aveva infatti recuperato diversi
codici di affiliazione. Nella sua parte del libro, lo storico di Soriano
Calabro, facendo riferimento ad ampi stralci di suoi precedenti lavori,
ha posto in atto una sorta di confronto con i codici “australiani”,
evincendo una sorta di contigua, sebbene non priva di differenze, con
i codici di affiliazione tradizionalmente utilizzati dalla ‘ndrangheta
in Italia. 

Un paese non più vergine e incontaminato su cui il libro accende
un piccolo riflettore non mancando di sottolineare come molto ancora
si debba fare e accertare sotto il profilo giudiziario. D’altronde la
chiusura nel 2002 dell’ufficio romano della Australian Federal Police,
dando priorità al coordinamento antiterrorismo, ha dato un segnale
di discontinuità rispetto alla volontà passata del governo australiano
di approfondire il discorso, relegando in secondo piano quel rapporto
bilaterale Italia-Australia di cui invece la relazione di Calipari è
un segno tangibile, e ora alla portata di chiunque voglia approcciare
un argomento tanto serio, quanto sconosciuto.

Enzo Ciconte

Vincenzo Macrì 

Australian ‘Ndrangheta

I codici di affiliazione e la missione di Nicola Calipari 

Rubettino, 158 pgg, € 12,00

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