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Delittuosità e qualità della vita

Piero Innocenti il . Criminalità

furto-casaL’interessante studio sulla “qualità della vita 2018” in Italia condotto dal Dipartimento di Scienze Sociali ed economiche dell’Università La Sapienza di Roma e pubblicato alcuni giorni fa da ItaliaOggi, evidenzia, tra l’altro, le posizioni non particolarmente entusiasmanti di diverse città medio-grandi. Infatti, ad eccezione di Milano, Bologna e Firenze inserite nella fascia 2 della graduatoria finale (qualità della vita “accettabile”), Roma, Napoli, Palermo, Torino, Bari Genova, Venezia,sono tutte catalogate nella fascia 3 (qualità “scarsa” )e tutte, con l’esclusione di Palermo e Napoli, hanno perso posizioni rispetto alla classifica dell’anno prima. Lo studio ha preso in esame nove “dimensioni” di analisi (e diverse “sottodimensioni”) e precisamente affari e lavoro, ambiente,criminalità, disagio sociale e personale, popolazione, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero e tenore di vita. Non mancano le sorprese esaminando alcuni ambiti dello studio. Così, in tema di “criminalità” ed in particolare sui delitti collegati allo sfruttamento della prostituzione per centomila abitanti, a valori davvero modesti in relazione anche ad un fenomeno piuttosto visibile in alcune grandi città come Bari (1,11 delitti), Venezia (1,17), Roma (1,36), Palermo (1,50), Torino (2,32) , Bologna (2,78), si contrappongono numeri decisamente più consistenti di piccole province come Teramo (4,51), Ferrara (4,57), Ravenna (4,60), Novara (5,67), Imperia (6,97). Valori che stanno ad indicare in queste ultime città sicuramente una maggiore attenzione degli organismi di polizia territoriali sollecitati, in questo, anche dai cittadini che vivono in comunità di dimensioni ridotte e più attenti (e anche “disturbati”) al fenomeno della prostituzione in strada.

I “manolesta” frequentano le strade e le piazze più affollate, privilegiando l’estate della riviera romagnola con Rimini che detiene il primato negativo di 1.107 scippi/borseggi per centomila abitanti. Distanziate Milano con un rapporto di 874, Bologna con 857, Torino con 764, Firenze 718, Genova 642, Roma 607 e Venezia 591. Si tratta, peraltro, di delitti che registrano un’altissima percentuale di denunce contro ignoti.

Folta la schiera dei “topi di auto” che frequentano le piazze di Catania (528 auto rubate ogni centomila abitanti) e di Napoli (522). Seguono, a distanza, Roma con un rapporto di 368, Palermo 342, Milano 304, Torino 248, tutte, comunque, situate nella parte bassa della classifica nazionale, con la provincia di Barletta/Andria/Trani che ha il primato con 607 (sconsigliato, quindi, lasciare incustodito il veicolo).

Se la Capitale è migliorata, rispetto al passato, in tema di “furti in appartamento ogni centomila abitanti” piazzandosi al quarantesimo posto con il rapporto pari a 277, altre importanti città come Genova, con il rapporto di 323, sono scivolate dalla quarantottesima posizione del 2017 alla cinquantottesima, Venezia con 397 dalla 76ma posizione alla 80ma, Firenze con 501 dalla 82ma alla 92ma, Milano con 545 dalla 94ma alla 99ma, Bologna con 589 dalla 100ma alla 106ma (la piccola Lucca è stata la peggiore con 650 furti nelle case ogni 100mila abitanti). Anche in questo ambito, purtroppo, è piuttosto basso il numero degli autori di tale reato che vengono scoperti dalle forze di polizia.

Per l’odioso delitto di violenza sessuale (il rapporto è sempre ogni centomila abitanti), Trieste ha il non invidiabile primato con il rapporto di 14,06, seguita da Milano (13,32) e Bologna (13,22), entrambe appaiate nella parte bassa della classifica, insieme ( ed è sorprendente) a Ravenna (12,52), Gorizia (11,43), Campobasso (10,66), La Spezia (10,41). Città di dimensioni ben più grandi hanno rapporti decisamente più bassi, come Roma (8,10), Torino (6,84) Venezia (6,55), Napoli (5,50) Bari (5,15), Palermo (5,12), mentre Isernia, con 1,16 è la provincia con il minori numero in assoluto.

“Stupefacente” anche la classifica relativa ai delitti collegati al traffico/spaccio di stupefacenti. Scontato il primato di Roma con il rapporto di 113 (che appare, comunque, modesto rispetto alla dimensione del fenomeno nella Capitale), sono decisamente interessanti i dati di alcune “piccole” province dove le forze di polizia mostrano senza dubbio una particolare attenzione (sul piano della repressione) a questo fenomeno criminale. Così Imperia con un rapporto di 112 delitti stupefacenti ogni centomila abitanti, Prato (102), Macerata (102), La Spezia (100) solo per citarne alcune i cui valori sono ben distanti da quelli di Bologna (79), Torino (66), Venezia (63), Palermo (58), Napoli (57), Bari (55). Insomma, la sensazione è che in alcune città si possa fare di più sul punto magari con quell’azione coordinata di forze di polizia e servizi aggiuntivi che ha sollecitato anche il Ministro dell’Interno con una direttiva specifica del 20 novembre scorso indirizzata a tutti i Prefetti. Vedremo, alla fine del 2019, se ci sarà stato qualche risultato positivo come auspicano molti cittadini.

Delitti denunciati in calo ma è allarme per i furti e lo spaccio di stupefacenti. La situazione in Emilia Romagna

Il totale generale dei delitti denunciati in Italia negli ultimi dieci anni è andato diminuendo passando dai 2.709.88 del 2008 ai 2.232.552 del 2017, con il picco di 2.982.155 del 2013.

Si tratta dei delitti che vengono comunicati dai vari uffici e comandi delle forze di polizia agli archivi centrali interforze ed elaborati dal Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale della Polizia Criminale (Dipartimento della Pubblica Sicurezza). Resta ignoto il numero reale dei delitti commessi perché, come noto, per motivi diversi, in alcune zone del nostro Paese, i cittadini non vanno più a denunciarli mentre non hanno rilevanza statistica quelli tentati (ad eccezione degli omicidi).

Le analisi e le considerazioni fatte nel tempo, anche da autorevoli esperti, sulla cosiddetta cifra oscura dei delitti, non hanno consentito sinora di apprezzare concretamente la discrepanza esistente tra i delitti consumati e quelli denunciati. Il dato particolarmente significativo è che sul totale dei delitti denunciati ogni anno, più della metà è costituito dai furti che negli elaborati polizieschi vengono inseriti nella “finestra” dei furti in generale e suddivisi in quattro tipologie e cioè i furti con strappo, con destrezza, in abitazione, di autovetture. Quelli nelle case, inutile dirlo, sono quelli che avvengono con maggiore frequenza almeno negli ultimi dieci anni.

Ed è un tasto dolente anche per tutte le nove province emiliano-romagnole che, relativamente a questa tipologia di furti, occupano tutte la parte bassa della classifica stilata negli ultimi giorni (19 novembre scorso) sulla qualità della vita da ItaliaOggi. Con Modena, in particolare, che con 631 furti/100mila abitanti in appartamenti, occupa la terz’ultima posizione (108^) a livello nazionale, seguita da Bologna (106^) con 599 furti/100mila abitanti, Reggio Emilia (103^) con 555, Forlì/Cesena (100^) con 547, Rimini (97^) con 532, Ravenna (95^) con 523, Parma (85^) con 457, Piacenza (82^) con 449 e Ferrara (79^) con 433. Con l’”aggravante” per alcune province (Piacenza, Reggio Emilia, Bologna, Modena), di aver perso posizioni rispetto alla graduatoria del 2017. La criminalità predatoria, d’altronde, lo sanno bene gli operatori di polizia, è itinerante ed è “attratta”  dai territori dove ritiene ci siano condizioni maggiori di benessere e di ricchezza. In tema di furti di autovetture ( sconsigliabili le province di Barletta-Andria-Trani, Bari, Foggia, Catania e Napoli dove se ne rubano, in media, oltre 500 per 100mila ab.), il tasso oscilla dalle 89 auto/100mila ab. di Bologna alle 40 di Forlì/Cesena, passando per le 68 di Piacenza, le 55 di Parma e Modena, le 53 di Reggio Emilia, le 48 di Ferrara.

Anche nella più vasta categoria degli “altri furti”, tute le province dell’Emilia Romagna, occupano la parte bassa della classifica con Rimini ultima. L’altro aspetto negativo per la regione è rappresentato dagli scippi e borseggi che vedono Rimini e Bologna in fondo alla graduatoria nazionale, rispettivamente con 1.107 e 857 denunce per 100mila abitanti. Seguono, a breve distanza, Parma (102^ posizione) con 499, quindi Modena (97^) con 369, Ravenna (94^) con 299, Ferrara (89^) con 266, Piacenza (88^) con 255, Reggio Emilia (87^) con 247 e Forlì/Cesena ((82^) con 215. Discorso a parte, invece, per la classifica relativa ai delitti accertati per traffico/ spaccio di stupefacenti. Qui, infatti, il maggior numero di delitti coincide con una più accentuata attività di repressione delle forze di polizia. Così, Ravenna è “prima” con 94 delitti/100mila ab., seguita da Bologna con 79, Rimini con 73, Piacenza con 69, Parma con 47, Forlì/Cesena con 45, Ferrara con 42, Modena con 38 e Reggio Emilia con 33. Si tratta, naturalmente, solo della punta dell’iceberg di un fenomeno divenuto incontrollabile.

L’andamento della delittuosità in Veneto

Che la situazione generale della criminalità nel nostro Paese sia sempre preoccupante si rileva non solo dal numero dei delitti denunciati alle forze di polizia – in lieve calo nel 2017 rispetto agli ultimi anni – ma anche dagli studi e analisi che annualmente vengono fatti da attenti esperti della materia.

L’ultimo documento è di pochi giorni fa, pubblicato da Italia Oggi sulla “qualità della vita”, uno studio accurato giunto alla sua ventesima edizione, redatto analizzando , oltre alla criminalità che qui ci interessa, altri otto ambiti e cioè affari e lavoro, ambiente, disagio sociale e personale, popolazione, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero e tenore di vita.

Nella classifica finale che vede Bolzano in testa e Vibo Valentia ultima, quattro province venete (Padova, Belluno, Treviso e Verona) vengono inserite nella prima fascia della qualità di vita “buona”, Vicenza e Rovigo nella seconda “accettabile” e Venezia nella terza fascia, “scarsa”, insieme ad altre venticinque province. Padova e Rovigo sono le uniche due province che hanno migliorato la loro posizione rispetto allo studio dell’anno prima. Ben diversa è la situazione per quanto attiene alla classifica finale sulla “criminalità” in cui appartengono al gruppo 1, ossia quello delle province più sicure, ben tre province tra le prime dieci e cioè Treviso, in cima alla graduatoria ( come l’anno prima), Belluno in terza posizione e Vicenza in settima. Livello di sicurezza “accettabile” quello di Padova, Verona e Rovigo inserite nel gruppo 2 mente per Venezia c’è l’”insufficienza” (gruppo 3).

Relativamente alle denunce di furti in appartamenti, reati tra i più odiosi per chi li subisce che vede violata la propria intimità domestica, tutte le province venete, ad eccezione di Rovigo, perdono posizioni rispetto all’anno passato. In particolare, Belluno, con 221 furti nelle case su 100mila abitanti, va ad occupare la 27ma posizione a livello nazionale seguita da Rovigo (61ma pos.) con 325, Vicenza (66ma) con 335, Treviso (71ma) con 374, Padova (76ma) con 411, Verona (78ma) con 419 e Venezia (80ma) con 437.

Nella tipologia degli scippi/borseggi, i “manolesta” privilegiano la “piazza” di Venezia (103ma posizione a livello nazionale) con 591 denunce su 100mila abitanti, in compagnia, nel fondo della classifica, con Roma, Milano, Torino, Firenze, Genova e Rimini ( quest’ultima, la peggiore, con 1.107 denunce/100mila ab.).

In tema di delitti connessi al traffico/spaccio di stupefacenti ( la vera piaga del Paese), Padova con 92 denunce per 100mila ab. occupa la 104ma posizione e rileva una buona azione di repressione al narcotraffico da  parte delle forze di polizia. Segue Venezia con 63, Verona con 36, Rovigo con 30, Vicenza con 25, Treviso con 23 e Belluno con 17. Considerata la dimensione che hanno assunto il consumo e lo spaccio di droghe un po’ dappertutto, forse, dovrebbe essere accentuata l’azione di contrasto in alcune delle province venete.

Nel campo dei delitti collegati allo sfruttamento della prostituzione, la classifica nazionale che vede quattro province (Nuoro, Ogliastra, Pordenone e Rieti) senza alcuna denuncia e quella di Imperia la peggiore con 6,97 per 100mila ab., registra valori bassi per gran parte delle province venete: da Venezia con 1,5 a Rovigo con 1,25, a Venezia con 1,17, a Vicenza con 1,04 mentre le restanti sono sotto la soglia statistica di una unità.

Si tratta, nei vari casi esaminati, di elaborazioni su dati Istat del 2016 e, quindi, di una rappresentazione della “qualità della vita” e della criminalità datate e, tuttavia, meritevoli di attenzione istituzionale per cercare di migliorare il livello della sicurezza pubblica.

Le paure nelle città

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