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Immigrazione, la cruda realtà dei dati

Antonella Napoli il . Migranti

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Quasi 1800 morti in poco più di otto mesi. È questo il tragico bilancio tracciato dal Rapporto statistico 2018 del Centro studi e ricerche Idos sull’immigrazione, un dossier che permette la comprensione con dati reali del complesso fenomeno migratorio che interessa il nostro Paese e tutta l’Europa.
Una notizia che meriterebbe un’ampia diffusione ma, a parte poche eccezioni, i media mainstream l’hanno pressoché ignorata, concentrati nel raccontare la drammatica è inaccettabile fine di Desirée, 16enne stuprata e lasciata morire da due spacciatori senegalesi in uno stabile abbandonato nel quartiere San Lorenzo a Roma.

Crimine orribile, da perseguire con la massima fermezza. I colpevoli, già individuati, dovranno essere puniti severamente una volta accertate le loro responsabilità.

Vicenda terribile a cui era giusto dare una massiccia copertura mediatica.

Ma ciò non giustifica il tacere su dati che evidenziano realtà relative ai migranti ben diverse da quelle propagandate da più parti politiche e che alimentano discriminazioni e rigurgiti razzisti e fascisti.
Cominciamo l’analisi di questo rapporto dal dato che più colpisce chi scrive: l’aumento  dei morti in mare registrato negli ultimi mesi.
La radicale riduzione degli arrivi è stata ottenuta sulla pelle di migliaia di disperati che continuano a tentare una via di fuga, attraverso il Mediterraneo, da paesi in guerra o dove vengono violati i più basilari diritti umani. Secondo l’Organizzazione mondiale dell’immigrazione, rileva l’Idos, tra gennaio e settembre 2018 le vittime sono state 1.728, di cui 3 su 4 (1.260) nella sola rotta tra Libia e Italia. Causa principale dell’incremento delle vittime dei naufragi “la diminuita capacità di ricerca e soccorso in mare provocata dalla delegittimazione ed esclusione delle navi di organizzazioni non governative impegnate in tali operazioni” è la conclusione di Idos.

Ai soccorritori volontari era dovuto circa il 35% dei salvataggi.
“L’Oim calcola che, su complessivi 40.000 migranti deceduti in mare in tutto il mondo dal 2000 ad oggi, quelli morti nella rotta italo-libica siano ben 22.400. Un dato che rende ancora più prezioso il progetto pilota dei corridoi umanitari”affermano gli estensori del report che traccia anche i contorni della falsa percezione che si ha in Italia sulla presenza dei migranti.
Chi parla di invasione non conosce o non legge i numeri che rivelano come i richiedenti asilo o protezione accolti a fine 2017 fossero meno di 13mila.
Dati che dovrebbero ‘guidare’ verso una politica che provi a inserire e regolarizzare i cittadini richiedenti asilo affinché abbiano un’integrazione nella nostra società, nel mondo del lavoro, che sia utile per tutti.
E invece la situazione è ben diversa.
Il governo ha deciso per la linea della chiusura sull’onda della propaganda che favorisce atti al limite della Costituzione, primo fra tutti il decreto Salvini.
Misure per frenare un’invasione di migranti che non c’è.

Basterebbe leggere tutto il dossier statistico immigrazione redatto da Idos per rendersene conto e sgomberare il campo da fake news pericolose.

“L’ultima relazione della Commissione parlamentare Jo Cox sulla xenofobia e il razzismo attesta che l’Italia è il paese del mondo con il più alto tasso di disinformazione sull’immigrazione. Non sorprende perciò che, secondo un sondaggio del 2018 condotto dall’Istituto Cattaneo, gli italiani risultino essere i cittadini europei con la percezione più lontana dalla realtà riguardo al numero di stranieri che vivono nel paese, credendo che ve ne siano più del doppio di quelli effettivamente presenti”, si legge nella relazione del centro studi sull’immigrazione.
In realtà nell’Ue a 28 Stati, dove – in base agli ultimi dati Eurostat al 1° gennaio 2017 – i cittadini stranieri sono 38,6 milioni (di cui 21,6 non comunitari) e incidono per il 7,5% sulla popolazione complessiva, “l’Italia non è né il paese con il numero più alto di immigrati né quello che ospita più rifugiati e richiedenti asilo” sottolinea ancora Idos.
“Con circa 5 milioni di residenti stranieri (5.144.000 a fine 2017, secondo l’Istat), l’Italia viene dopo la Germania, che ne conta 9,2 milioni, e il Regno Unito, con 6,1 milioni, mentre supera di poco la Francia (4,6 milioni) e la Spagna (4,4). Anche l’incidenza sulla popolazione complessiva, pari all’8,5% (dato Istat), risulta più bassa di quella di Germania (11,2%), Regno Unito (9,2%) e diversi altri paesi più piccoli dell’Unione, dove i valori superano anche in maniera consistente il 10% (Cipro 16,4%, Austria 15,2%, Belgio 11,9% e Irlanda 11,8%).
L’incidenza più alta si registra nel Lussemburgo, dove gli stranieri sono quasi la metà di tutti i residenti (47,6%).

“Anche in Italia, contrariamente alla credenza che vorrebbe il paese assediato e ‘invaso’ dagli stranieri, al netto dei movimenti interni il loro numero è pressoché stabile intorno ai 5 milioni dal 2013; e la loro incidenza, nell’ordine dell’8% sempre dal 2013, aumenta di pochissimi decimali l’anno, soprattutto a causa della diminuzione della popolazione italiana, sempre più anziana (gli ultra65enni sono 1 ogni 4, mentre tra gli stranieri 1 ogni 25), meno feconda (1,27 figli per donna fertile, contro 1,97 tra le straniere) e tornata a emigrare verso l’estero (quasi 115.000 espatriati ufficiali nel corso del 2017”, spiegano gli analisti.

Aggiungendo ai residenti stranieri la quota di immigrati che, alla data della rilevazione, non erano ancora iscritti nelle anagrafi, Idos stima in 5.333.000 il numero effettivo di cittadini stranieri regolarmente presenti in Italia, 26.000 in meno rispetto alla stima del 2016.

Molti di loro, altro aspetto del dossier sul quale invito a riflettere, hanno problemi di integrazionione e di discriminazione che permangono in vari ambiti di inserimento
sociale.

Ancora si riscontrano, ad esempio, disparità nell’accesso a misure assistenziali o a servizi essenziali di welfare, come gli asili nido, le mense scolastiche, i bonus bebè e i sostegni per famiglie indigenti, al cui riguardo alcune Amministrazioni locali hanno emanato ordinanze puntualmente bocciate dai giudici, in quanto discriminatorie.
Anche nell’accesso al mercato della casa gli stranieri restano particolarmente penalizzati, sia per gli affitti, a causa della frequente e dichiarata indisponibilità dei proprietari a locare a stranieri, sia per gli acquisti, a causa delle difficoltà di ottenere un mutuo. Ne consegue che quasi 2 stranieri su 3 abitino in affitto, spesso in coabitazione, e solo 1 su 5 in case di proprietà (di metratura mediamente limitata e soprattutto in contesti residenziali popolari e di periferia), mentre il resto abita o presso i datori di lavoro o da parenti e amici, a volte anche in condizioni di sovraffollamento. Le discriminazioni, poi, dilagano in internet, con un aumento esponenziale di discorsi d’odio razzista, spesso sulla base di rappresentazioni distorte che riguardano anche la religione di appartenenza, fomentando l’idea – come si sente spesso dire – che siamo “invasi da musulmani”, mentre la fede della maggioranza degli immigrati che arrivano nel nostro Paese, il 52%, è quella cristiana.
Insomma intorno alla questione immigrazione è un pullulare di luoghi comuni e di fake news che noi di Articolo 21 contrastiamo con una corretta informazione sul tema e smontando teorie e propaganda di chi non esita a usare una tragedia, ripeto e ripeto inaccettabile, come quella di Desirée per fomentare odio e avvalorare politiche restrittive nei confronti dei migranti, come se fossero tutti stupratori e assassini.

Minacce e offese a Antonella Napoli, ancora nel mirino di squadristi da tastiera.

Articolo 21

Un nuovo attacco alla libertà di informazione rivolta a un membro di Articolo 21. Ancora una volta a finire nel mirino di squadristi da tastiera Antonella Napoli, ‘colpevole’ di aver analizzato e scritto sui dati relativi all’immigrazione diffusi dal centro studi Idos attraverso la pubblicazione del Rapporto statistico 2018.

“Nello scrivere di immigrazione, riportando dati e facendo semplicemente un’analisi della situazione, mi ritrovo ancora una volta a essere insultata e minacciata. Sembra che a nulla sia valso denunciare chi lo abbia fatto in passato” è stato lo sfogo affidato a Facebook da Antonella Napoli aggiungendo “Vi prego, lasciamo stare la solidarietà.  Quella riserviamola a colleghi come Paolo Borrometi e Federica Angeli che⁩ vivono sotto scorta e rischiano la vita per fare bene il proprio lavoro. Ditemi invece, sinceramente, se ciò che ho scritto su dati immigrazione ignorati, pur ribadendo condanna per ciò che hanno fatto alla povera Desiree, sia stato un errore.
Per me era doveroso rilevare che in pochi abbiano rilanciato il rapporto Idols perché parlare di migranti e ridimensionare la propaganda di Salvini non avrebbe portato audience e consensi”.
“Mi prendo insulti e minacce, a testa alta, perché credo nei temi che seguo e li porto avanti con coerenza. Sempre” ha concluso la giornalista che si occupa da anni di temi esteri, in particolare crisi dimenticate, diritti umani negati e immigrazione.

Antonella Napoli hai più volte subito offese e minacce sul web, compresa l’isitigazione allo stupro, e lo scorso 11 settembre ha presentato una denuncia su cui è stata avviata un’indagine della polizia postale.

Libera Informazione è vicina alla battaglia per la corretta informazione portata avanti da Antonella Napoli e da Articolo 21. Per questo motivo abbiamo rilanciato il suo articolo, perché crediamo che la solidarietà tra colleghi debba passare innanzitutto per la condivisione.

 

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