NEWS

I “cartelli” multietnici della criminalità e il terrorismo

Piero Innocenti il . Internazionale

La crescente connotazione transnazionale del crimine organizzato, la presenza sempre più pervasiva di gruppi stranieri in collegamento con la malavita italiana e quella europea, deve comportare un costante adeguamento delle risorse degli Stati in termini di apparati di intelligence e di contrasto. Il mercato illecito globale richiede sforzi e dispositivi globali in una cornice di seria e leale collaborazione tra gli Stati. E sul punto c’è ancora un gran lavoro da fare.
I “cartelli multietnici” hanno ormai monopolizzato segmenti importanti del “mercato” (traffico di stupefacenti e di armi, immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione, traffico di autovetture rubate, commercio di documenti falsi) caratterizzato, talvolta, da veri e propri “baratti criminali”. Gli scenari criminali che si sono andati delineando nel mondo in questi ultimi quindici anni e l’interazione con il terrorismo costituiscono un quadro di grandissima pericolosità per la sicurezza di molti paesi.
È sconsolante ricordare come ci sia voluta l’ecatombe dell’11 settembre 2001  con la tragedia delle Twin Towers  per una seria strategia di “guerra finanziaria” finalizzata ad individuare i depositi di Al-Quaida e di eventuali suoi complici. Fino a quel momento tutte le risoluzioni dell’Onu  e le riunioni delle varie agenzie di coordinamento contro il traffico delle droghe e il crimine organizzato avevano per lo più prodotto montagne di parole e di carte, lasciando sostanzialmente inalterati i prosperi paradisi fiscali e i patrimoni accumulati illegalmente. Sembrava che si fosse improvvisamente  capito  che una parte, non secondaria, del denaro che alimenta il nostro sistema finanziario ed economico avesse gli stessi percorsi di quello che alimenta i suoi nemici e potenziali distruttori. Tanto vischiose queste rispondenze che quella spinta propulsiva, almeno apparente, che adottò allora il presidente Bush, è andata nel tempo gradatamente esaurendo. Per ciò si può ancora dire che da questo punto di vista i primi fiancheggiatori (più o meno consapevoli) di Bin Laden potrebbero esser stati proprio i nostri disinvolti sistemi finanziari, protetti da altrettanti disinvolti metodi e schieramenti politici.
Per fronteggiare la sfida di una criminalità sempre più violenta occorrono, tra i vari Stati, il dialogo e l’intesa, non essendo più sostenibile l’autarchia nelle scelte di politica criminale. Nei rapporti di assistenza tra gli Stati deve prevalere il principio di affidamento e non quello di indifferenza e tanto meno di ostilità. Deve crescere la consapevolezza che la sola risposta repressiva  -per quanto necessaria- non basta. Bisogna aggredire anche le radici del fenomeno. E se questo vale, in generale, per qualunque tipo di crimine organizzato, a maggior ragione vale per il terrorismo. Perché si può sperare di sconfiggerlo quando non ci si limita a dichiarargli guerra, ma si cerca anche di sradicare l’ingiustizia che può esserne elemento scatenante. Invece, la tendenza oggi prevalente è quella di privilegiare i temi della sicurezza intesa come ordine pubblico (sia sul piano internazionale che su quello interno dei singoli Stati) rispetto alla tutela e alla pratica dei diritti. Con il rischio di introdurre poteri così assoluti da costituire un problema per le libertà nel momento stesso in cui si avviano azioni che vengono prospettate come tutela della libertà. Si pensi ad alcune valutazioni espresse nel dibattito sui limiti in cui la tortura, delitto non ancora previsto nel nostro ordinamento, potrebbe essere ritenuta ammissibile nel contesto di una efficace strategia antiterrorismo.
Le imprese criminali globali stanno “ingrassando” dovunque ci siano guerre e conflitti, spesso provocati per poter “ingrassare”. L’economia e la politica, profondamente inquinate, sono costrette a piegarsi agli interessi dei potenti gruppi criminali. Così si sviluppa un’ingiustizia praticata con costanza e metodo,dalla quale nasce la rabbia che può degenerare nella violenza. E le multinazionali criminali finiscono per essere fra i peggiori nemici della giustizia e della pace.

La mimetizzazione delle mafie

Trackback dal tuo sito.

Premio Morrione

Premio Morrione Finanzia la realizzazione di progetti di video inchieste su temi di cronaca nazionale e internazionale. Si rivolge a giovani giornalisti, free lance, studenti e volontari dell’informazione.

leggi

LaViaLibera

logo Un nuovo progetto editoriale e un bimestrale di Libera e Gruppo Abele, LaViaLibera eredita l'esperienza del mensile Narcomafie, fondato nel 1993 dopo le stragi di Capaci e via D'Amelio.

Vai

Articolo 21

Articolo 21: giornalisti, giuristi, economisti che si propongono di promuovere il principio della libertà di manifestazione del pensiero (oggetto dell’Articolo 21 della Costituzione italiana da cui il nome).

Vai

I link