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“I boss di Chinatown”

Di Valerio Graglia il . Recensioni



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Una
donna derubata e uccisa in un appartamento. Poi un medico che in
realtà si scopre essere freddo come un killer, che ferisce ed uccide
i suoi aggressori non più spavaldi. Ancora dopo un assalto con armi
da taglio, con il risultato di uno scenario di sangue giustamente
associato a quelli di Tarantino. Tutti eventi di cronaca italiana
degli ultimi anni. Immersi nel silenzio.
Nelle strade dove scorre
la vita degli immigrati cinesi tra miriadi di prodotti falsificati e
odore di involtini primavera, leggende metropolitane e cultura
asiatica, si consumano reati di ogni tipo. Le Triadi fondano lo
sviluppo criminale sullo sfruttamento delle loro stesse generazioni.
Per gettare le basi ad un sistema tanto solido quanto nascosto.

I
due autori delineano un panorama simile a quello che da fuori
possiamo osservare. Simile solo in apparenza, cresciuto dentro la
nostra società negli ultimi dieci anni circa. Poi scavando nel cuore
di queste comunità ormai radicate in Italia, Giampiero Rossi e
Simone Spina attraverso testimonianze dirette ed un lavoro completo
di ricerca tra forze dell’ ordine e fonti internazionali esplicano
i misteri e le atrocità di gang piccole e grandi, spesso accumunate
dalla giovane età dei loro membri e dalle stesse linee
organizzative. D’ altra parte la struttura dell’ inchiesta,
suddivisa in tre livelli, rispecchia il
modus
operandi

delle organizzazioni:un totale controllo sul traffico dell’
immigrazione clandestina dei connazionali, perpetrato in seguito
anche sul loro lavoro e futuro ( essendo gli immigrati cinesi o in
debito, oppure già troppo coinvolti), considerato il primo livello
a rappresentare un guadagno solido da investire poi nelle attività
più disparate. Traffico di merci e di droga, movimenti di capitali e
prostituzione che è quasi assente dalle strade ma in realtà
dilagante, resa invisibile dal business degli appartamenti-prigione.
Purtroppo senza dimenticare il crimine violento come aggressioni,
sequestri di persona e rapine (secondo livello).
Una concezione di
mafia differente da quella a cui spesso siamo abituati. Una
tradizione ingombrante che lascia segni come la scelta di lame
affilate per punire e vendicare, tatuaggi o capelli colorati per
appartenere ed ostentare. Eppure identica in quanto a obiettivi come
il controllo del territorio e l’ appoggio del potere politico (il
terzo livello), molto ambito dalle mafie più grandi. Il tutto
condito da un silenzio dei media se non per i fatti di sangue,
eclatanti e sfruttati solamente, o le leggende sfatate nel libro come
quella delle presunte “morti non dichiarate”.

La società
cinese nonostante sia sulla bocca di molti per il peso economico che
riveste in quest’ era, è ancora lontana dall’ essere svelata e
compresa. Soprattutto quella a noi vicina, quella di via Sarpi a
Milano, di piazza Vittorio a Roma, della Toscana e di tutta la
penisola. I suoi immigrati sono oppressi, dediti al lavoro senza
riposo in fabbriche, ristoranti, negozi, risaie ma sono anche
violenti e vendicativi tra le strade di città e provincia, sfruttano
i propri simili ed ambiscono una fetta dell’ universo criminale.
Questa inchiesta di Rossi e Spina dimostra la voglia di una parte di
professionisti di conoscere, smascherare e rappresentare l’ attuale
condizione in cui versano le comunità cinesi. Con uno stile di
scrittura descrittivo, mai complesso e neppure mai noioso, con una
tensione verso la verità davvero preziosa.

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