San Romero de America
A mons. Romero era stato dato il privilegio altissimo del dono della profezia.
Oggi che ricorre il 45° anniversario del suo martirio ci si rende conto che quel dono era talmente prezioso che non poteva essere compensato che da un prezzo tanto alto come quello della vita stessa.
E come vorremmo avere oggi una Chiesa intera, tante Chiese cristiane di varie denominazioni, denunciare con la stessa forza di Mons. Romero, le ingiustizie fondate sullo sfruttamento dei poveri e il ricorso alla violenza più efferata.
Di fronte allo scempio di dignità che si abbatteva sul popolo salvadoregno Mons. Romero aveva abbandonato ogni cautela prudenziale e ogni formale ipocrisia diplomatica mimetizzata sotto il marchio del rispetto istituzionale. Pane al pane e vino al vino, voce di chi non aveva voce, Romero aveva assunto lo stile della denuncia come registro dell’annuncio cristiano.
Oggi non esiterebbe a chiamare il genocidio in atto nella Striscia di Gaza col suo nome e a qualificare come tirannia tecnocratica la minaccia continua rivolta dai vari Musk all’umanità.
Oggi Romero starebbe dalla parte dei disperati prima braccati e poi respinti in catene negli Stati Uniti d’America dalla follia disumana di Trump.
Oggi conferirebbe ancora alle parole la dignità della profezia di cui ci sentiamo troppo spesso orfani.
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