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Tagli al Pnrr, un favore alle mafie

Paolo Siani il . Campania, Diritti, Istituzioni, Mafie, Politica

La polemica: il governo cancella i 300 milioni per ristrutturare i beni confiscati.

Casa Mehari a Quarto, una villa con piscina sequestrata a un boss mafioso accoglie bambini autistici, la Gloriette a Posillipo, una delle più belle case con piscina di Napoli con un panorama mozzafiato ospita adolescenti con disabilità o fragilità di vario genere, Radio Siani, la radio della legalita, in un appartamento a Ercolano sequestrato al boss locale, la “villa di Sandokan, “Scarface” a Casal di Principe sequestrata a uno dei più potenti boss della camorra diventa Centro riabilitativo per la salute mentale.

Questi sono solo alcuni dei beni confiscati alle mafie che hanno trovato nuova vita e che sono stati restituiti alla comunità.

Sappiamo con certezza che le mafie temono più del carcere il sequestro dei beni, e fu una straordinaria conquista la legge n. 109/96 per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie, legge sempre di più presa a modello da diversi Paesi europei e dell’America Latina.

Certo va migliorata, perché ci sono ancora tante criticità che rallentano e ostacolano la destinazione dei beni per le finalità istituzionali e sociali.

Per cui quando a novembre 2021 nell’ambito dei fondi PNRR il governo destinò ben 300 milioni di euro per rendere fruibili i beni confiscati alle mafie e “agevolare la restituzione alla collettività di un consistente numero di beni confiscati, per la loro utilizzazione a fini di sviluppo economico e sociale, anche sotto il profilo occupazionale, nonché come presidi di legalità a sostegno di un’economia più trasparente e di contrasto al fenomeno della criminalità organizzata” ci fu grande soddisfazione da parte di tutti coloro che si battono da anni per ridare una nuova vita ai beni confiscati ai boss.

Si trattava del più importante investimento degli ultimi 40 anni, da quando è in vigore la legge Rognoni-La Torre e rappresentava anche un segnale forte che il governo mandava alle mafie.

Un segnale raccolto da tanti comuni del sud che hanno finalmente visto la possibilità di poter utilizzare i tanti beni confiscati che hanno bisogno di essere ristrutturati, perché spesso i clan dopo il sequestro li vandalizzano, come è capitato alla villa Scarface.

Casal di Principe per esempio ha ottenuto dal PNRR finanziamenti per 26 milioni, che ora rischia di vedere sfumare. E tra i progetti a rischio ci sono anche interventi da destinare all’edilizia residenziale pubblica e alla nascita dell’Università della Legalità.

Anche Giugliano aveva previsto un asilo nido nella villa della famiglia del boss Zagaria e tutto era pronto per la gara. In una città dove l’indice di copertura dei posti al nido per i bambini 0-2 anni è di solo lo 0,3% si trattava di un intervento di grande utilità.

Per la Campania era previsto un finanziamento complessivo di oltre 109 milioni di euro, pari al 36,5% della dotazione finanziaria totale.

In maniera del tutto inaspettata invece il governo attuale tra i tagli effettuati al PNRR ha inserito anche il taglio dei 300 milioni destinati ai beni confiscati, perchè ha ritenuto che i Comuni non sarebbero riusciti a terminare i lavori nei tempi previsti dal PNRR.

Molti Comuni invece avevano già avviato rapporti con le imprese, ed era già stata pubblicata la graduatoria definitiva di ammissione al finanziamento degli enti locali.

Il ministro Fitto, Ministro agli Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il Pnrr, ha riferito in Parlamento, pochi giorni fa, rassicurando tutti coloro che si preoccupavano per questo definanziamento, che le risorse per valorizzare i beni confiscati troveranno copertura attingendo ad altre fonti di finanziamento, tra cui il Fondo per lo sviluppo e la coesione.

Ma un dossier dell’Ufficio studi della Camera dei deputati evidenzia, come allo stato attuale non sono specificati “quali saranno gli strumenti e le modalità attraverso i quali sarà mutata la fonte di finanziamento delle risorse definanziate dal Pnrr”.

La lotta alla mafia passa anche attraverso la restituzione alla collettività dei beni dei mafiosi, è necessario far sentire al governo, che dice di voler contrastare le mafie, la necessità che quei 300 milioni vengano, in qualsiasi altro modo si ritenga utile, destinati subito al riuso dei beni confiscati.

Perderli vuol dire indirettamente fare un favore alle mafie.

Del resto vedere che la villa Gloriette dove si decidevano raid camorristici e omicidi oggi è aperta alla città e ospita servizi per bambini con disabilità testimonia in maniera inequivocabile quanto sia conveniente da qualsiasi punti di vista, ma soprattutto economico e sociale, utilizzare se milioji per ristrutturampre di più e meglio tutti i beni confiscati alle mafie.

Resta incomprensibile aver rinunciato al finanziamento PNRR, perché avremo difficilmente un’altra occasione del genere.

Noi siamo molto preoccupati e le parole del Ministro in Parlamento non ci lasciano affatto tranquilli.

Confidiamo nell’impegno dei parlamentari, a prescidere dallo schieramento politico, a fare in modo che questo finanziamento non vada perso.

Fonte: La Repubblica Ed. Napoli

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