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Strage di via D’Amelio. Avviso Pubblico ricorda Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Claudio Traina, Eddie Walter Cosina e Vincenzo Li Muli

Avviso Pubblico. Enti locali e Regioni contro mafie e corruzione il . Brevi, Istituzioni, Mafie, Memoria, Politica

La bomba che il 19 luglio 1992 ha squassato Palermo e ha scaricato tutta la sua potenza contro il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta, si è portata via pezzi importanti di verità. Sono stati scaraventati in aria detriti, lamiere, vetro e cemento, insieme ai corpi dilaniati del magistrato e di Emanuela Loi, Agostino Catalano, Claudio Traina, Eddie Walter Cosina e Vincenzo Li Muli.

Sono stati nascosti dentro la nuvola di polvere sollevata dall’esplosione. E da lì sono stati sottratti, insieme all’agenda rossa dove Paolo Borsellino annotava nomi, date, circostanze e considerazioni. Depistaggio è il termine usato dai giudici che ancora indagano sulla strage. Forse la più grande azione di falsificazione della verità della storia repubblicana. Tanto che a trentuno anni di distanza non permette ancora di ristabilire l’ordine delle cose scombinato dal tritolo.

È incontestabile che i fatti di via D’Amelio sconfinino dal perimetro proprio delle azioni della mafia. Investono settori dello Stato che si sono resi attori e complici di un massacro. Evocano trame e intrecci di interessi che si nascondono ancora dentro quella nuvola di polvere. Alcuni tra i più accorti studiosi di quella storia, ci raccontano che quella e altre stragi non hanno portato vantaggio a Cosa nostra. Anzi, dopo quegli eventi il Parlamento ha prodotto una legislazione antimafia che altrimenti non si sarebbe fatta.

E allora chi aveva interesse ad uccidere Paolo Borsellino e prima di lui Giovanni Falcone? Chi aveva interesse a fermare la loro attività di indagine e di organizzazione di un nuovo sistema dell’antimafia? È la risposta che cerchiamo da trentuno anni, nella speranza di ottenere verità e giustizia. Non solo per quegli omicidi, ma anche per capire la direzione che a un certo punto ha preso la storia della nostra Repubblica.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ricorda che «quel barbaro eccidio, compiuto con disumana ferocia, colpì l’intero popolo italiano e resta incancellabile nella coscienza civile. Il nome di Paolo Borsellino, infatti, al pari di quello di Giovanni Falcone, mantiene inalterabile forza di richiamo ed è legato ai successi investigativi e processuali che misero allo scoperto per la prima volta l’organizzazione mafiosa e ancor di più è connesso al moto di dignità con cui la comunità nazionale reagì per liberare il Paese dal giogo oppressivo delle mafie».

Ed è su questo senso civico, di responsabilità individuale e collettiva che ancora oggi è necessario fare leva per fare un passo avanti. «Borsellino e Falcone avevano dimostrato che la mafia poteva essere sconfitta», scrive ancora il Presidente Mattarella. «Il loro esempio ci invita a vincere l’indifferenza, a combattere le zone grigie della complicità con la stessa fermezza con cui si contrasta l’illegalità, a costruire solidarietà e cultura dove invece le mafie puntano a instillare paura».

Sappiamo che le mafie non si combattono solo con l’azione di indagine e la repressione. Serve  un’azione civica e culturale quotidiana. Bisogna lavorare nei territori e in rete, con le scuole, le università, le associazioni, gli enti locali. L’antimafia si costruisce abbattendo il consenso sociale di cui le organizzazioni criminali godono. E per farlo bisogna garantire a tutti un’istruzione di qualità, un lavoro dignitoso, e i diritti fondamentali di ogni essere umano.

Memoria e impegno vanno di pari passo. E si declinano nella partecipazione civile ampia.
In questo trentunesimo anniversario Avviso Pubblico si unisce al sentimento di cordoglio e vicinanza alla famiglia del giudice Borsellino, ai figli Fiammetta, Lucia e Manfredi, così come ai familiari degli agenti della Polizia di Stato. Tutti loro sapevano i rischi che correvano, eppure hanno continuato a svolgere il loro dovere. Il primo continuando a investigare le trame oscure che l’hanno stritolato, gli altri proteggendo la sua vita e quel lavoro fondamentale per rendere credibile il sistema Stato.

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