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Appunti elettorali. Il Frecciarossa ormai spuntato e lo spritz dei milanesi a 8 euro

Nando dalla Chiesa il . Cultura, Diritti, Giovani, Politica, Società

Modi di vivere. Ovvero come rileggere l’estate dopo la boa di Ferragosto.

Modi di vivere sono quelli di chi sceglie dove andare per intripparsi di novità oppure per tornare in un luogo di pace, magari il borgo natio. Modi di vivere sono quelli trasmessi chiassosamente con i propri acconciamenti da milioni di persone vogliose di salire su auto, treni e aerei, abbigliate come comparse di Verdone, quasi debbano convincerti che i grandi registi non devono inventare niente, che la natura va già oltre ogni possibile fantasia.

Oppure quelli messi involontariamente in scena da una infanzia che nemmeno gli adulti riescono a sgraziare, ma che proprio grazie agli adulti si va sempre più dividendo tra i bimbi felici di palette, formine, biglie e secchielli, e bimbi mentalmente atrofizzati dai cellulari, più belli e affascinanti dei giochi tra coetanei e delle onde del mare.

Modi di vivere sono quelli imposti da un sistema dei trasporti che sta impazzendo. I politici “concreti”, quelli che parlano a macchinetta dell’impossibilità di arrivare alla “quarta settimana”, osservano muti il disastro. Ormai le frecce del nuovo miracolo italiano piazzano come niente fosse ritardi di 150, 180 o addirittura 210 minuti. Ormai i treni locali vengono soppressi come in un sadico gioco a mosca cieca.

Ma non vedo in nessun programma elettorale una strategia di intervento radicale sull’ organizzazione, sulle risorse e sulle responsabilità manageriali del sistema ferroviario. Qui un guasto a un impianto tra la stazione di Bologna e un’altra a scelta, qui la presenza di persone non autorizzate lungo i binari, qui il ritardo del treno precedente, qui l’autorità giudiziaria, fatto sta che ogni giorno di viaggio è un’incognita, che pesa -eccome- sul modo di vivere collettivo.

Perfino i tavolini dei bar delle stazioni vengono vandalicamente occupati da gruppi di persone per un caffè, perché se il treno ritarda molto o viene soppresso dove ci sediamo? Gli altri aspettano in piedi anche se devono mangiare, parimenti timorosi di soppressioni e ritardi biblici. Quanto al surreale diritto ai rimborsi, anche quello fa parte dei modi di vivere a cui si è costretti.

Come chiedere l’elemosina, provare per credere. Forse sono tutti azzittiti dall’idea che pretendere che i treni arrivino in orario sia da fascisti (“lo diceva anche il duce, e non gli portò fortuna”…quante fesserie che si dicono…). Ma giuro che vedere una fiammata di concretezza su questi temi procurerebbe sollievo democratico.

Modi di vivere, ancora, sono pure quelli che si ricavano dai costi molti differenti di identici consumi in luoghi diversi. Non si dice solo delle località di vacanza più “esclusive”, dove la scelta è comunque di spolpare chi decide di andarci pur sapendo costi e tariffe. Ma si dice anche delle città che il viaggio stesso mette a confronto.

Incontri in vacanza lo studente laureato con te, che sta facendo il dottorato di ricerca; e gli chiedi dove, e ti risponde che lo sta facendo a Torino. Come mai a Torino? Prof, perché a Torino la borsa vale il doppio che a Milano. A Torino vivo bene, a Milano non ce la faccio. Una casa è impossibile, a meno di privarsi di ogni piacere. Ma è un paese questo? È tutto così naturale? O qualcuno dirà che ci vogliono anche al Nord le antiche “gabbie salariali”?

Una gustosa storiella spiega, a farla breve, che il 90 per cento dei giovani italiani prende lo spritz. Ma che se lo paga 12 euro è milanese. Non so. L’ho preso, sfidando i treni, al tavolino di un bar centrale di Verona (non di un paesino alpino) a 4 euro e mezzo. A Milano 8 euro, ad andar bene. E tutto è ovviamente in scala, a partire dal toast nell’intervallo di lavoro. Ma Milano non è località turistica. Si può essere costretti a lavorarci…

Se la “politica della concretezza” esiste, batta un colpo. Per i treni, per i toast, per i prezzi a capriccio.

* Storie Italiane, Il Fatto Quotidiano, 22/08/2022

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