Vito Roberto Palazzolo e i “segreti” di Cosa nostra
Estradato dopo un lungo e paziente lavoro della magistratura palermitana il boss, Vito Roberto Palazzolo. E’ arrivato ieri all’aeroporto milanese di Malpensa proveniente dalla Thailandia, ed ora in molti, a cominciare dal pm Gaetano Paci, che in questi anni non ha mai smesso di dargli la caccia, sperano in una sua collaborazione con la giustizia, che lo porti a raccontare molti dei segreti che custodisce. Vito Roberto Palazzolo è meno noto di altri boss, non è Provenzano, Riina o Messina Denaro: eppure inchieste e processi, le indagini compiute in mezzo mondo da investigatori e magistrati di Palermo – a cominciare da Giovanni Falcone e l’inchiesta “Pizza Connection” fino, sino a terminare con quelle dei magistrati, Domenico Gozzo e Gaetano Paci – spiegano il ruolo strategico di Palazzolo.
Nativo di Terrasini, Palazzolo deve scontare una condanna a nove anni di carcere per il reato di concorso in associazione mafiosa. E’ uno dei personaggi che hanno fatto la storia – criminale, si intende – e le fortune di Cosa Nostra. Non solo. Giovanni Brusca ne parla anche come del “personaggio” che sa molto delle forniture di esplosivo a Cosa Nostra. Considerato il tesoriere di Cosa Nostra ai tempi di Falcone, diventato un manager con interessi in mezzo mondo, mediatore d’affari per grandi multinazionali, Palazzolo è scaltro e dotato di una grande intelligenza imprenditoriale. Di aziende ne ha aperte diverse in Sudafrica, con partner di grande nome, italiani e non, dimostrando uno spiccato senso degli affari. Il suo curriculum dice che è stato impegnato nell’attività di riciclaggio di colossali somme di denaro guadagnate da Cosa Nostra con traffici di droga e contrabbando di sigarette, parla di rapporti con Bernardo Provenzano, e poi con il boss Pino Lipari, con Nino Cinà e con Andrea Mangiaracina. Ma non c’è solo questo.
A fine anni ’80 aveva lasciato la Svizzera – dove era stato anche in carcere – e si era trasferito in Sudafrica, in seguito aveva cambiato il suo nome in quello di Robert Van Palace Kolbatschenko e creato solidi legami in Namibia, in Angola. Il boss si era occupato anche di commercio di diamanti e aveva coltivato relazioni politiche eccellenti nel National Party e nell’African National Congress, finendo per godere in Sudafrica di credito e protezione presso organismi giudiziari e istituzioni. Quando i pm Gozzo e Paci si impegnarono per ottenere l’estradizione di Palazzolo dal Sudafrica provando a superare le difficoltà poste dalla legislazione di quel paese, infatti, non solo non ottennero alcuna collaborazione ma si scontrarono con un atteggiamento che, ad essere indulgenti, si potrebbe definire di “chiusura”. Così i magistrati (dall’inchiesta erano saltati fuori anche alcuni contatti con il senatore Marcello Dell’Utri al quale Palazzolo chiedeva aiuto “per evitare problemi giudiziari” ), senza mai mollare la presa, avevano riscritto la loro strategia: i familiari di Palazzolo – che non aveva mai smesso di tenere rapporti con i politici italiani – erano stati messi sotto strettissimo controllo dai Carabinieri del Ros, del comando provinciale di Palermo e dall’Interpol. Questo ha consentito agli investigatori di non perdere di vista ogni spostamento di Palazzolo fino all’arresto, poco più di un anno e mezzo fa all’aeroporto internazionale di Bangkok .
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