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La relazione sulla criminalità organizzata in UE

di Piero Innocenti il . Internazionale

Che sia “speciale” la Commissione europea incaricata di indagare la portata della criminalità organizzata ( non c’è ancora una definizione comune in ambito europeo!), della corruzione e del riciclaggio di denaro, non ci si mette molto a capirlo. E’ necessario, tuttavia, fare uno sforzo non indifferente, questo sì “speciale”, per leggere ( e studiare) la corposa relazione finale redatta da Salvatore Iacolino, uno dei cinque membri italiani della Commissione dell’UE, depositata il 26 settembre 2013, sulle “raccomandazioni in merito ad azioni e iniziative da intraprendere”.

La discussione, su questa proposta di risoluzione del Parlamento europeo, è iniziata proprio alcuni giorni fa (24 ottobre) e vedremo quale sarà l’esito finale. L’impegno nella lettura e nella comprensione dei vari passaggi della relazione è stato gravoso avendo dovuto “superare” lo scoglio di 95 “visti” che, nel preambolo, richiamavano decine di trattati, direttive, convenzioni, raccomandazioni, conclusioni, piani, strategie ecc.. per arrivare alle tre materie oggetto di esame.  Ma le difficoltà connesse non erano finite perché si continuava con oltre 150 “considerando” con riferimenti a deliberazioni varie, rapporti Unodc, Europol, decisioni quadro ecc.,14 “chiede”, 29 “invita”, 25 “ritiene, raccomanda” e una sfilza lunghissima di “ribadisce, ricorda, sottolinea, incoraggia, osserva, sostiene, auspica, insiste”. Solo poche volte è stato usato il presente “denuncia”, “sollecita” e “deplora”.

Ma si sa che, anche da queste parti, regnano la prudenza, la diplomazia, il dire ma non dire troppo, i contorsionismi verbali, le cautele, i rinvii. Insomma, un anno e mezzo di lavoro (la Commissione, presidente l’italiana Sonia Alfano, fu istituita il 14 Marzo 2012 su decisione del Parlamento europeo), con 24 riunioni, 15 audizioni di esperti, 150 di autorità varie, ripetuti scambi di opinioni con personalità di alto livello, questionari inviati ai parlamenti nazionali sui temi della c.o., solo per arrivare a formulare conclusioni arcinote e scontate su fenomeni (c.o., corruzione e riciclaggio) che “..avendo assunto una dimensione globale, esigono una risposta di uguale portata”, per aggiungere che il riciclaggio è parente stretto de “..la corruzione, la frode fiscale e l’evasione fiscale..” e che “..la c.o. non è più un fenomeno storicamente e territorialmente delimitato”. Sarebbe stato interessante magari elencare e descrivere, con qualche dettaglio, le 3.600 organizzazioni criminali internazionali operanti nell’UE che sono a malapena citate nella relazione (richiamando la stima fatta da Europol nel 2013), la loro composizione, gli ambiti territoriali.

Nelle raccomandazioni finali sarebbe stato un bel segnale evidenziare, oltre ad una particolare “preoccupazione” più che per i reati “emergenti” (il traffico dei rifiuti e della contraffazione delle merci sono “stravecchi” direi) o verso il traffico di specie selvatiche, lanciare un duro richiamo, una sorta di vero “ultimatum” a tutti gli Stati membri ( capisco che l’espressione è forte nell’ovattato mondo di Bruxelles), per imporre, non il solito “piano di azione” per i prossimi sei anni che, inevitabilmente, non servirà (quasi) a nulla, ma decisioni concrete per l’abolizione del segreto bancario, l’eliminazione dei paradisi fiscali, l’incriminazione del voto di scambio, l’eliminazione della tratta di persone e del lavoro forzato, una fiscalità più equa, l’istituzione di una Procura europea. E qui mi fermo perché so che stiamo davvero fantasticando. La verità è che senza una reale, forte, convinta, comune, persistente, audace volontà politica non si riuscirà a debellare un bel niente e le relazioni, pur ben articolate e approfondite, resteranno soltanto un bell’esercizio di ricerca e di retorica. Con grande soddisfazione per tutte le mafie nell’Unione Europea.

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