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L’Est Europa e le rotte della droga

di Piero Innocenti il . Abruzzo

L’operazione antidroga “Ellenika”, portata a termine, dopo oltre due anni di indagini, nei giorni scorsi dal ROS dei Carabinieri e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia de L’Aquila, è l’ulteriore conferma, se ce ne fosse bisogno, di come continui a “tirare” molto il mercato degli stupefacenti in Italia. Con il prezioso supporto informativo e coordinamentale in ambito internazionale della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (DCSA), utilizzando gli strumenti della consegna controllata di droghe e degli agenti undercover, i carabinieri sono riusciti ad infliggere una bella batosta ad una filiera criminale che vedeva coinvolti diversi narcotrafficanti albanesi, bosniaci, sloveni e croati (alcuni già in carcere). Ingenti i quantitativi sequestrati di eroina (proveniente dall’Afghanistan) e di marijuana (provenienza Albania). Le oltre 42 tonnellate tra hashish e marijuana, sequestrate complessivamente dalle forze di polizia e dalle dogane nel 2013,alla data del 15 ottobre, sono il record degli ultimi quindici anni. Pescara, città di mare, in un’eccellente posizione strategica, era lo snodo per lo spaccio ed il successivo smistamento dell’eroina su altri mercati regionali.

L’operazione Ellenika ha, intanto, confermato che le multinazionali del narcotraffico, anche nei Balcani, continuano a prosperare nonostante la (fallimentare) “guerra alla droga” lanciata nel mondo oltre mezzo secolo fa e tuttora in corso. I flussi mondiali del narcotraffico continuano ad interessare tutti i Continenti. Seguendo le rotte,termine preso in prestito dalla navigazione aerea e navale, più disparate. Tali itinerari che, ad un primo esame, possono apparire antieconomici, lunghi, in quanto complessi e tortuosi, presentano, in realtà, minori rischi di sequestro. La scelta delle rotte, , dipende dalla droga che si tratta e sono diversi gli elementi che vanno valutati , a partire dalle connivenze con le autorità locali dei paesi di transito, alla possibilità di disporre di basi logistiche sicure, alla disponibilità di vettori, alla facilità negli approdi lungo le coste, all’incremento della domanda in genere e al fenomeno del policonsumo di droghe. Le rotte più utilizzate per giungere al Vecchio Continente vedono come paesi di transito maggiormente ricorrenti il Venezuela e l’Ecuador. Si tratta in questi casi di partite di cocaina, provenienti dalla Colombia, dal Perù e dalla Bolivia, di svariate tonnellate, occultate a bordo di navi da carico. I container marittimi vengono utilizzati per trasportare cocaina verso destinazioni “privilegiate” come i porti spagnoli e olandesi ma anche italiani (Gioia Tauro, ma non solo). Altro paese di rilievo per il contrabbando verso l’Europa è l’Argentina, grazie ad eccellenti rapporti di gruppi organizzati locali con criminali dell’Europa dell’est e con i narcos messicani, colombiani e peruviani. L’altro Continente che sta svolgendo, da anni, un ruolo primario nello scenario del traffico globale di cocaina è l’Africa occidentale che è utilizzata come punto di collegamento strategico e logistico. Da queste parti le attività criminali sono agevolate da un alto grado di corruzione che tocca anche vari livelli politici. Per quanto riguarda l’eroina va detto che tutti i mercati mondiali, ad eccezione dell’America centro meridionale, si riforniscono degli oppiacei afgani e, fino ai primi anni Novanta, la rotta balcanica era l’unica via attraverso cui i flussidi eroina giungevano in Europa occidentale. Con lo scompaginamento dell’Unione Sovietica, si aprì la “rotta del nord” (la vecchia “via della seta”),che interessava le Repubbliche centro asiatiche (Kazakistan, Tajikistan, l’Uzbekistan,Turkmenistan, ecc..) attraversando longitudinalmente la Russia per  ricongiungersi con la tradizionale rotta balcanica ( rotta sulla quale la criminalità montenegrina, serba e kosovara esercitano un controllo pressoché totale).

Per le rotte che vedono grandi trasporti di cannabis dalle maggiori aree di coltivazione, molti passaggi si possono sovrapporre quasi interamente a quelle degli oppiacei in termini anche di organizzazioni criminali e di modalità operative. Di certo il Vecchio Continente ha nel Nord Africa e specificatamente in Marocco, la fonte principale di approvvigionamento dell’hashish. Lo Stretto di Gibilterra e il Mediterraneo sono gli ambiti marini più interessati a questo traffico. E’ da anni che si sente parlare della “centralità del Mediterraneo” nei traffici illeciti di droghe, armi, esseri umani. Da almeno cinque anni, poi, che si sottolinea l’esigenza di creare una “piattaforma africana” e un “centro di coordinamento” per il contrasto di droghe  nel Mare Nostrum. Ma, è noto, che tra il dire e il fare c’è di mezzo il…mare per l’appunto!

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