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La “giustizia fai da te” in Messico

di Piero Innocenti il . Internazionale

In Messico, in questi primi mesi del 2013, sta accadendo qualcosa di ancor più drammatico rispetto alla violenza stragista operata dalla criminalità organizzata negli ultimi sei anni. In alcune zone del territorio dove spadroneggiano i boss del narcotraffico,lo Stato, nelle sue insoddisfacenti funzioni di prevenzione e di repressione dei reati, viene rimpiazzato da gruppi di cittadini mobilitatisi in armi e scesi nelle strade per cercare di porre un argine alla delinquenza. I primi segnali della costituzione di “gruppi di autodifesa” risalgono alla fine del 2012 ma è a gennaio di quest’anno che vi è stata una decisiva spinta quando nei municipi di Tecoanapa e Ayutla de los Libres (Stato di Guerrero), alcune decine di abitanti, armati di fucili e machete, hanno iniziato a organizzare vere e proprie “ronde” di vigilanza ( nulla a che vedere con quelle paventate, in un recente passato, in alcune città del nord Italia). Sono stati, così, attivati posti di blocco lungo le strade per “difendersi dal crimine” e dalle continue richieste estorsive (testimonianze indicano in circa 500 pesos la “tassa” annuale richiesta ai commercianti, artigiani ecc..). Il conflitto a fuoco all’alba del 28 aprile u.s a Buenavista Tomatlan e a  Tepalcatepec (Michoacan), di un commando armato contro membri della “polizia comunitaria”, con il saldo di una decina di morti e un numero indeterminato di feriti, sono l’eloquente segnale di una gravissima situazione di incontrollabilità del territorio da parte delle forze di sicurezza statali. La situazione, in realtà, è andata degenerando man mano che le settimane passavano e si diffondevano notizie di  varie “comunità” locali in armi. Sempre a gennaio, dopo ripetuti episodi di sequestri di persona, omicidi ed estorsioni, gruppi di cittadini organizzati ( si parla di alcune centinaia di persone), si erano costituiti a San Marcos e a Florencio Villareal. Il risultato, nell’immediato, era stata la “cattura” di un capetto locale dedito allo spaccio di droghe e di tre dei suoi “collaboratori”. Alcuni giorni dopo era toccato ai cittadini di Cardenas (Tabasco) costituire il gruppo “Vecinos Unidos” che avevano subito chiarito i loro propositi lasciando chiari messaggi scritti lungo le strade (“Attenzione topi! Se vi prendiamo noi, niente polizia ma linciaggio sul posto”).

La protesta, intanto, si era estesa ai municipi di Tixtla, Atliaca, Acotempa, con la formazione della “policia civil” che si aggregava alla Coordinadora Regional de Autoritades Comunitarias (CRAC). Nel frattempo le diverse “autodifese cittadine” sorte nei vari municipi di Guerrero sono confluite nella Union de Pueblos y Organizaciones del Estado de Guerrero (UPOEG), con a capo Bruno Placido Valerio e suo fratello Cirino. La consegna, il 20 febbraio, alla Procura di Guerrero di una trentina di persone  “trattenute” durante i controlli su strada da nuclei dell’autodifesa, è l’ulteriore conferma di una situazione di scollamento sociale pericolosissimo. Arrivano anche i primi scontri a fuoco. E’ il 21 febbraio e succede ad Ayutla dopo la scorribanda di alcuni uomini armati a bordo di un fuoristrada per le vie cittadine. Il bilancio è di un morto e di armi e droga sequestrate all’interno dell’auto. Ed è sempre in questa città che, due giorni dopo, vengono “arrestate” due donne dalla “gente in armi”. L’accusa, per entrambe, è di estorsione e spaccio di stupefacenti. Si amplia anche il fronte delle “ronde” con la nascita di altri gruppi (ciascuno composto da una decina di persone), nelle zone rurali di Coyuca e Acapulco che si dichiarano autonomi rispetto alla CRAC e alla UPOEG. Cominciano anche le prime (timide) reazioni della magistratura che a Buenavista Tomatlan (Michoacan), fa arrestare una trentina di persone dell’autodifesa locale per porto abusivo di armi in dotazione esclusiva dell’esercito e di vincoli con la c.o. del narcotraffico. Altre persone vengono arrestate, con la stessa accusa, mentre stanno effettuando un posto di controllo nel municipio di Tepalcatepec. Nonostante le dichiarazioni del governatore dello Stato di Guerrero che minaccia tolleranza zero con chi, incappucciato e armato, intende svolgere “funzioni non proprie”, nelle settimane seguenti si registreranno ancora diversi episodi di abusi e di incontrollabilità statale nella gestione dell’ordine pubblico. La “giustizia fai da te” diventa una sorta di parola d’ordine che si diffonde a macchia d’olio ed appare come l’unico sistema per sopravvivere innanzi alla prepotenza ostentata dei criminali. Si assiste, così, ad arresti arbitrari ( si parla anche di torture inflitte), con decine di persone sospettate di crimini e sottoposte a giudizi sommari di “giudici popolari” ( vedi l’episodio di El Mezon , aprile 2013), all’arresto di quattro agenti della polizia municipale di Acatempa come ritorsione al controllo subito su strada da un membro della CRAC, per arrivare al 21 aprile quando a Tierra Colorada, circa tre mila persone della UPOEG sfilano incolonnate sui lati della strada e armate di fucili per denunciare l’insicurezza e la violenza dilaganti.

Fa un certa sensazione vedere tanta gente civile armata che si è ribellata e che non crede più allo Stato ritenuto incapace, anche complice, di garantire una civile convivenza. La sensazione è che la situazione possa irrimediabilmente degenerare da un momento all’altro con esiti difficilmente prevedibili. L’omicidio, il primo maggio, del fratello del sindaco di Buenavista Tomatlan, attribuito alla “autodifesa” locale ed il sequestro, l’8maggio, di cinque funzionari del governo statale da parte della polizia comunitaria di San Luis Acatlan, sono ulteriori brutti segnali.

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