Le droghe dei poveri
In questi ultimi mesi si sono fatte nuovamente “vive” le ormai vecchie “dichiarazioni di “guerra alla droga” che hanno avuto inizio, con quella più famosa di Bush padre, presidente americano, di una quarantina di anni fa. Era toccato all’UE, il 25 ottobre 2011, con Viviane Reding, della Commissione giustizia, lanciare di nuovo l’allarme contro le droghe sintetiche contrastando anche la loro vendita on line. Tre giorni prima, Le Figarò, metteva in guardia contro una droga fortemente nociva chiamata “krokodil” (sintetizzata dalla codeina che è un derivato della morfina), meno costosa dell’eroina ma, a causa delle impurità presenti, in grado di attaccare i tessuti umani “squamandoli” (da qui il soprannome). In Russia questa droga sarebbe sul mercato sin dal 2002 e sarebbero migliaia i suoi consumatori secondo fonti dell’intelligence europea. Altri segnali di pericolo giungono dal Dipartimento delle Politiche Antidroga (Presidenza del Consiglio dei Ministri) per l’uso di catinone, sostanza stupefacente sintetica (venduta in rete o negli smart shop) e per le ingestioni di “sali da bagno”, il più recente modo di “svago” in alcuni ambienti americani. La ricerca di nuovi sistemi per “sballare” assumendo intrugli vari di sostanze psicoattive e tossiche è sicuramente uno degli aspetti più drammatici in questa fallimentare guerra alle droghe. Una ventina di anni fa, in alcuni sobborghi di Mosca, non era difficile imbattersi in persone intente ad inalare il fumo rilasciato dal lucido di scarpe spalmato su una fetta di pane abbrustolita su di un fornelletto. In alcune città del Centro-Sud America (Bogotà, Tegucigalpa, El Salvador, Guatemala, Managua), giovani e meno giovani inalavano solventi o colla da scarpe contenuti in buste di plastica. In Iran, il “sukteh” residuo della lavorazione dell’oppio, era fumato dai più poveri. Sono proprio queste persone che, ancora oggi, consumando schifosissimi miscugli di sostanze psicoattive, illegali e legali, sono i più esposti a gravi, talvolta irreparabili danni per la salute. Così in Pakistan va molto l’hashish con il latte (“bhang”, una bevanda che dà forza) che si può anche fumare con il tabacco o preparare in palline chiamate “charas”; in Brasile, i “meninos de rua” (ragazzi di strada), consumano la “merla” o cocaina dei poveri (o “noia”), che è un sottoprodotto della cocaina ottenuto mescolando (e lasciando macerare) foglie di coca con acido solforico, kerosene, calce e altri intrugli. Sempre in Brasile, altra “squisitezza” per le classi povere sono lo “zirrè”, una mistura di maconha (hashish locale) con crack, e l’”oxi”, ottenuta mescolando il crack con calce, acido delle batterie d’auto, ormoni per bovini. Superfluo sottolineare gli effetti devastanti sul corpo umano che possono portare alla morte in pochi mesi di assunzione. Negli USA il mercato delle droghe “povere” è interessato anche dalla diversione e abuso di farmaci sottoposti a prescrizione medica, in particolare gli oppiacei antidolorifici (vengono segnalati quelli contenenti codeina, fentanyl come per esempio Duragesic e Actiq, o meperidina come Demerol, oxicodone come Oxycontin, detta anche la “pillola della felicità”), molto diffusi tra i consumatori per lo stato di euforia indotto. La diffusione non terapeutica di questi medicinali, assunti con altri farmaci o droghe, ha fatto aumentare in modo considerevole le morti per overdose passate dai 3994 casi del 2001 agli oltre 13mila del 2010, ai 15mila del 2011.
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