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Campania, dove si muore per difendere il proprio territorio

Di Peppe Ruggiero il . Campania

E’ trascorso  un mese dal feroce assassino di  Angelo Vassallo, il sindaco-pescatore di Pollica. Un omicidio ancora senza colpevoli. E che aspetta verità e giustizia. E mentre la comunità di Pollica ha ricordato in modo raccolto e silenzioso il suo Sindaco, un’altra comunità a pochi chilometri di distanza,  Atrani, piangeva  il ritrovamento a largo dell’Eolie del corpo della giovane Francesca, travolta dal fango omicida. Due tragedie. Due comunità colpite. Due modalità diverse. Due facce di una stessa medaglia:quella della politica. La  bella e la cattiva.

 A Pollica un sindaco viene ammazzato per “buona” amministrazione, per aver difeso e tutelato il territorio d speculazioni e affarismi. E per essere stato  lasciato solo dalla politica. Ad Atrani una giovane studentessa muore per una pioggia abbondante , travolta dalla melma e dal fango di un territorio violentato, depredato. E dove la politica che per troppi anni  ha trascurato i lavori necessari alla tutela e alla manutenzione ordinaria del territorio per finanziare opere spesso inutili e dannose. E spendendo molto e male.  Il ricordo di Angelo e Francesca sono la fotografia dell’Italia di oggi.

Dove il bello ed il brutto si contrappongono. Si intrecciano. Angelo aveva capito il  valore economico, sociale ed ambientale nell’investire nella sicurezza del territorio. Francesca è vittima di quell’altra Italia dove gli equilibri  ambientali, la sicurezza dei cittadini sono stati sacrificati in modo  sistematico al saccheggio del territorio e agli interessi criminali.   Angelo e Francesca, due nomi che devono rimanere scritti in maniera indelebile nel quaderno della nostra memoria.

Due nomi che devono rappresentare un monito costante e quotidiano per la nostra classe politica.  In Campania,  si muore se si difende il  territorio. E si muore anche perche’ qualcuno quel territorio non lo ha mai messo in sicurezza. Una contraddizione struggente. Succede nel nostro Paese nel 2010. Che rabbia!

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