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Di Simone Bauducco il . Internazionale

“Il giorno prima della felicità, l’opera dello scrittore napoletano Erri De Luca, non rappresenta un pericolo per la sicurezza nazionale israeliana”. All’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, il poliziotto di frontiera ci interroga sul perché del nostro viaggio, e controlla attentamente i titoli dei libri presenti nei nostri zaini, ma non ravvisa testi sospetti. 

Alla frontiera, si è  costretti a mentire per riuscire ad entrare in Israele. Due giorni fa il noto linguista americano Noam Chosky si è visto rifiutare il visto per il suo lavoro di analisi critica del conflitto. Oggi invece cinque ragazzi di ACMOS riescono ad entrare nel paese con destinazione At-Tuwani, un villaggio palestinese nei Territori Occupati Palestinesi, ma solo dopo essere costretti a spergiurare di non dedicarsi al volontariato ne ad alcuna attività politica, ma esclusivamente al turismo suggerito dalla Lonely Planet che hanno con sé. 

Alla fermata dell’autobus dobbiamo scegliere tra i bus color verde per gli israeliani e quelli color blu per i palestinesi. Da internazionali possiamo permetterci il lusso della scelta. 

Dal finestrino si avvicina la cupola dorata che sovrasta la Spianata delle Moschee ed appiano le antiche mura della città vecchia di Gerusalemme, una città dove quotidianamente ebrei ultraortodossi, mussulmani e cristiani si sfiorano camminando per le strette viuzze del suq, ma quasi senza vedersi. Le treccine ondulanti sovrastate dai grandi  cappelli scuri degli ultraortodossi corrono veloci verso il Muro del pianto, facendosi largo tra la folla del mercato. È giorno di festa per loro.   

Mohammed è un arabo israeliano che frequenta un corso di comunicazione islamica a Gerusalemme. Attraverso i suoi occhialini rotondi, ogni sera serve birra rossa israeliana e birra chiara palestinese in un bar di Gerusalemme ovest o meglio in uno spazio sociale, come lo definisce lui. Già perché tra queste quattro mura di pietra ogni sera palestinesi e riservisti ebrei bevono e brindano insieme, chi con la Kefia, e chi con il suo fedele mitra M12 a tracolla. A sole due ore di distanza il muro nasconde l’agonia di Gaza.  

Domani invece saremo ad At-Tuwani, dove la morsa silenziosa dell’occupazione in area C obbliga i bambini palestinesi ad essere scortati dallo stesso esercito israeliano per recarsi a scuola senza dover subire le aggressioni dei coloni israeliani.

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