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Cooperazione internazionale contro le mafie

Di Gaetano Liardo il . Internazionale

Una “soft diplomacy” quella che Libera sta portando avanti a livello internazionale. Se è vero che le mafie sono divenute un fenomeno globale, anche l’antimafia e le azioni di contrasto al crimine organizzato devono globalizzarsi. Se le mafie italiane hanno esportato in tutto il mondo un modello criminale “vincente”, capace di diversificare traffici e guadagni, di inserirsi nei meccanismi finanziari, di inquinare il sistema economico globale, non esiste un livello di cooperazione internazionale in grado di contrastarne efficacemente la pervasività.

Non esistono misure di prevenzione e contrasto comuni, non esiste una piattaforma legislativa condivisa che permette alle forze dell’ordine di aggredire le mafie e i loro patrimoni. Di soldi, infatti, le mafie ne fanno tanti. Le sole organizzazioni criminali italiane hanno un fatturato annuo stimato, in difetto, in 130 – 150 miliardi di euro l’anno. Di questi, tolta una parte utilizzata per rigenerare i traffici, un buon 60% viene reinvestito nei circuiti economici legali. Nelle regioni del nord Italia, in Germania, in Francia, Spagna, Gran Bretagna, Stati Uniti. Ovunque ci sia possibilità di far fruttare l’enorme massa di denaro frutto di proventi illeciti.

Molti di questi governi, tuttavia, non hanno una chiara percezione del pericolo rappresentato dalle mafie. Una minaccia criminale, sicuramente, ma anche una macchina da soldi, capace di compiere operazioni finanziarie fruttuose nell’indifferenza delle istituzioni internazionali. Poecunia non olet sembra essere il leitmotiv della maggior parte dei governi, in particolare europei. Le mafie invisibili che fanno investimenti, portando grosse somme di denaro non suscitano le dovute preoccupazioni, soprattutto in un periodo di profonda crisi economica segnata dalla mancanza di liquidità.

Succede così  che la Germania si sveglia con l’incubo della ‘ndrangheta dopo la strage di Duisburg del ferragosto del 2007, avendo però ignorato l’invasione economica dei capitali mafiosi. Lo stesso discorso vale per la Spagna, porta di accesso della cocaina in Europa, appetibile per operazioni di riciclaggio. Per l’Olanda, la Gran Bretagna, la Francia. Manca un reale collegamento comunitario, perchè al di fuori del nostro paese, non esistono strumenti minimi per il contrasto del crimine organizzato: il riconoscimento del reato associativo (416 bis del codice penale italiano), l’aggressione ai patrimoni mafiosi (legge 109/96), un sistema di intelligence per monitorare i movimenti bancari.

E’ su questo gap che si inserisce l’azione di lobby positiva di Libera. Sensibilizzare i governi e le istituzioni comunitarie ad impegnarsi a contrastare le mafie. Un’azione culturale perchè il crimine organizzato non è solo un problema italiano, ma è anche una minaccia globale a cui serve una risposta globale. Quindi la richiesta, avanzata ai singoli governi e all’Unione Europea, di dotarsi di una legislazione che permetta la confisca dei beni, sulla falsariga di quella italiana.

FLARE, la rete di associazioni europee nata dall’iniziativa di Libera, sta lanciando una raccolta di firme continentale per ottenere una legislazione efficace di contrasto ai patrimoni mafiosi. Allo stesso modo è nata una rete latinoamericana, ALAS  (America Latina Alternativa Social), con l’obiettivo di creare un’azione antimafia comune con le associazioni sudamericane che lottano il narcotraffico.

L’obiettivo è quello di sensibilizzare le istituzioni ad affrontare il problema mafie, un problema comune a cui non si può rispondere con l’indifferenza.

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