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British connection

Da Tom Kington* il . Internazionale

I Tentacoli della mafia si stanno allungando sul territorio britannico. Secondo l’esperto italiano di criminalità organizzata Francesco Forgione, le città inglesi stanno diventando degli importanti centri di riciclaggio del denaro sporco, un’attività fondamentale per i clan. Nel dicembre del 2009 la commissione britannica per il gioco d’azzardo ha sospeso la licenza di Paradise Bet Ltd, la società londinese che gestisce il sito di scommesse Paradise Bet. L’azienda è stata costretta a chiudere dopo il congelamento del suo patrimonio chiesto dalla polizia italiana nell’ambito di un’operazione volta a smantellare il clan pugliese dei Parisi. Lo stesso mese sono state arrestate 74 persone a Bari, dove Paradise Bet aveva una sede operativa. Tra gli arrestati, il presunto capoclan Savino Parisi, politici e imprenditori. L’operazione Domino, lanciata con l’aiuto dell’agenzia britannica per la lotta alla criminalità organizzata, ha portato inoltre al sequestro di 227 immobili, 680 conti correnti, 61 auto di lusso, nove scuderie, 71 cavalli e 35 aziende, per un valore stimato di 222 milioni di euro. Questi beni potrebbero essere solo la punta dell’iceberg. Forgione, ex presidente della commissione parlamentare antimafia, ha stilato una lista degli investimenti fatti a Londra da Cosa nostra, ’ndrangheta e camorra. La sola ’ndrangheta può vantare un giro d’affari di 45 miliardi di euro, una cifra superiore alla somma dei pil di Estonia e Slovenia. La lista di Forgione contiene i nomi di alcuni esponenti della famiglia Graviano, un potente clan palermitano. Alcuni camorristi di Secondigliano sarebbero invece i proprietari di negozi londinesi che vendono merce contraffatta, che servono da nascondiglio per i latitanti o da copertura per lo spaccio di droga. Forgione conosce il nome di un consulente finanziario londinese legato a narcotrafficanti calabresi Fazzari. “Due persone alleate al clan calabrese dei Grande Aracri, che controlla buona parte della città di Reggio Emilia, stanno comprando immobili nel West End londinese”, dice l’esperto. “A Londra non hanno ancora ucciso nessuno, stanno solo investendo”. Secondo Forgione la lotta alla mafia è stata favorita dall’introduzione del mandato d’arresto europeo nel 2004. Da allora in territorio britannico sono stati catturati e rispediti in patria in manette quattro mafiosi italiani. Prima del suo arresto nel 2005, il boss della camorra Antonio La Torre era riuscito a mettere in piedi ad Aberdeen un piccolo impero commerciale – tra cui una società d’importazione di prosciutti e olio d’oliva, e un ristorante – per riciclare denaro sporco. “Questi arresti dimostrano che per la camorra la Gran Bretagna è un paese dove nascondersi e riciclare denaro”, afferma il magistrato napoletano Michele Del Prete. “Alcune persone arrestate ci hanno rivelato i nomi dei loro complici britannici, che abbiamo denunciato alle autorità di Londra. Ma queste non sembrano interessate a intervenire”. Secondo Forgione c’è solo un modo per tenere i mafiosi italiani alla larga dalla Gran Bretagna. “Londra e Bruxelles dovrebbero approvare leggi sull’associazione mafiosa simili a quella italiana, che permette di sequestrare i beni del membro di un clan al momento del suo arresto. Altrimenti, la mafia sarà sempre un passo avanti”. In Germania, dopo la strage di Duisburg nel 2007, il governo ha varato una legge che permette di sequestrare i beni di chiunque sia sospettato di associazione mafiosa: Forgione la considera “un buon inizio”.

*da “The Observer”

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