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Giornalismi & mafie – Alla ricerca dell’informazione perduta

Di Alessio Magro il . Recensioni

Insolito, curioso, utile. Un libro che attira l’attenzione già dal titolo: l’informazione al plurale è una critica al presente e un manifesto programmatico per il futuro. Un’opera collettiva (14 autori) fatta di saggi, interviste (sette cronisti in prima linea) e interventi, lucide analisi e memoria dell’antimafia. Il tutto sotto la regia di Roberto Morrione, alla ricerca dell’informazione perduta girando l’Italia con Libera Informazione, la Fondazione e l’Osservatorio giornalistico che dirige. Giornalismi&Mafie è un tassello del mosaico in costruzione, un libro che rientra – nel pieno rispetto dell’imperativo del fare rete – tra “I taccuini del Premio Ilaria Alpi”. Fatta l’abitudine ai caratteri vetero (tra la linotype, la lettera 22 e l’ms dos), la sostanza dei contenuti scorre lasciando segni profondi, e riflessioni destinate a durare a lungo. Il procuratore Giancarlo Caselli arricchisce il volume con una prefazione che è un’analisi accurata della giustizia nostrana.

Mentre Luigi Ciotti, anima di Libera, lancia una sfida: i concetti di legalità e società civile vanno sostituiti da responsabilità e società responsabile. Ognuno faccia la propria parte, anche i giornalisti. Saverio Lodato, cronista della vecchia scuola, rileva come cosa nostra ricerchi il consenso con forza simbolica del fuorilegge impunito. Di qui la rassegnazione. Alimentata dall’asservimento dei giornalisti ai poteri forti. Da Casal di Principe a Lamezia, da Palermo a Catania e poi ancora tra le altre Gela, Bari, Potenza. Il viaggio di Libera Informazione nelle regioni occupate (che continuerà), i racconti dei coraggiosi cronisti di provincia, spesso lasciati soli. Così Morrione restituisce uno spaccato del giornalismo italiano. Sullo sfondo la grande questione irrisolta: i conflitti di interessi, anche qui il plurale: tanti editori-padroni che ammorbano il giornalismo nostrano.

Due antidoti: il risveglio dell’addormentata Rai e la valorizzazione della risposta povera, quella della rete. Nel volume anche una dettagliata cronistoria della vicenda giudiziaria del caso Alpi. E poi le interviste a sette cronisti di provincia, in trincea non solo al Sud. Dal palermitano Lirio Abbate (“raccontiamo il livello romano senza prenderci in giro) alla lombarda d’adozione Antonella Mascali (il giornalismo antimafia è il giornalismo tout court), dal torinese Marco Nebiolo (le mafie sono ovunque) al pugliese Vittorio Bruno Stamerra (la cronaca spicciola rafforza i mafiosi). E ancora il campano Enzo Palmesano (il giornalismo d’assalto è l’unico antidoto alla camorra) e la veneta Monica Zornetta (deontologia e antisensazionalismo le nostre armi). Poi Mario Meliadò (si devono collegare le notizie a criminali e politici). Infine il racconto di Chiara Spagnolo, cronista di giudiziaria nella Catanzaro di De Magistris, messa fuori gioco dalle istituzioni, l’esempio vivente di come le minacce ai cronisti non siano solo quelle eclatanti del metodo mafioso, ma anche quelle legali dello Stato. In coda le vicende degli undici cronisti caduti per mano mafiosa, la nazionale della verità: Cosimo Cristina, Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato, Mario Francese, Pippo Fava, Giancarlo Siani, Mauro Rostagno, Giuseppe Alfano, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. E la ricetta del neo segretario della Fnsi Roberto Natale: diritti per affrancare i giornalisti, regole per sciogliere i conflitti d’interessi (attenzione all’ennesimo plurale), una scorta mediatica per tutti i cronisti che finiscono nella lista nera delle mafie.

a cura di Roberto Morrione
I taccuini del Premio Ilaria Alpi / con il contributo di
Libera Informazione
Contributi di : Lugi Ciotti, Saverio Lodato, Roberto
Morrione e Luciana Alpi
Edizioni EGA
Anno di pubblicazione: 2008
Numero di pagine: 192
Formato :14×21 cm
Prezzo : € 14,00

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