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Berlusconi nomina, il Cda Rai ratifica, l’opposizione se ne va

Di Giorgio Santelli il . L'analisi

Si consuma lo strappo sulle nomine Rai. Tre Consiglieri lasciano la seduta e scendono in conferenza stampa: Nino Rizzo Nervo, Giorgio Van Straten e Rodolfo De Laurentis.
“Si è consumato uno strappo – affermano a ripetizione – non di quelli
insanabili, ma se il metodo non viene cambiato l’atteggiamento di noi
non cambierà”. Mentre la conferenza prosegue in una sala gremita arriva
la notizia. Direttore del Tg1 è Augusto Minzolini, direttore di RaiUno Mauro Mazza. I vicedirettori generali sono Gianfranco Comanducci, Lorenza Lei, Giancarlo Leone e Antonio Marano. I consiglieri presenti (compreso il presidente, Paolo Garimberti)
hanno tutti votato sì. I vice direttori generali sono senza procure di
firma e il tentativo di alleggerire il Direttore generale Masi dalle
direzioni che interloquiscono direttamente con lui, per rendere
l’azienda più snella e capace di stare nel mercato in modo moderno, non
subisce miglioramento. (all’interno l’mp3 della Conferenza stampa)

“E’
stato detto in Commissione di Vigilanza dai vertici Rai che al primo
posto del lavoro del Cda ci sarebbe stato il lavoro sulla
riorganizzazione funzionale dell’azienda, su un modello produttivo
coerente con il mercato e successivamente l’individuazione di figure
che quel modello organizzativo avrebbero dovuto interpretare. – afferma
Rodolfo De Laurentis – Il Cda, invece, procede a
nomine che sono una ratifica di indicazioni che provengono da fonti di
nomina non previste né dallo statuto dell’azienda, né dal codice
civile. Senza aver predisposto alcun modello organizzativo, senza
cercare tutte le figure necessarie all’interno dell’azienda. Non
vorrei, tra qualche giorno, assistere ad una seconda puntata della
storia che abbiamo visto oggi”.

E’ mancato completamente il confronto con la Direzione generale rispetto alle nomine – prosegue Giorgio Van Straten.
– I curricola ci sono stati recapitati ieri alle 15,45 e Masi ha
convocato una riunione per le 16,00 dello stesso giorno per un
confronto. In questo modo non c’è collaborazione possibile. E vedere
che i nomi sono gli stessi di quelli usciti da Palazzo Grazioli un mese
e mezzo fa, mettono in crisi l’autonomia dell’azienda. Resta infatti
pensare che l’intuizione, la creatività e la fantasia del direttore
generale abbiano coinciso così perfettamente con le indicazioni
politiche”.

Ma l’attacco di Van Straten ai vertici è ancor più
puntuale sul modello organizzativo. Il progetto presentato dai vertici
Rai doveva tentare di ridurre i cosiddetti “riporti diretti” alla
direzione generale. Oltre alle 11 testate Rai vi sono 40 direzioni.
L’obiettivo era quello di accorpare fra loro con coerenza tali
direzioni e fare in modo che fossero ricondotte a vicedirezioni
generali per alleggerire il Dg. Le quattro vicedirezioni assegnate,
prive di Procura di firma, portano i 51 rimandi diretti alle direzioni
generali a 50. La montagna ha partorito un topolino.

Molto preoccupato è Nino Rizzo Nervo.
“Al di là di oggi, la preoccupazione è per il futuro. L’ingerenza della
Politica sulla Rai è diventata ingerenza di un partito politico sulla
Rai. E la dirigenza Rai, al contrario del passato, non è più nemmeno
capace di mediare” Rizzo Nervo fa anche alcuni esempi di gestione di
questi ultimi tempi. “Il 22 aprile l’azienda riceve una lettera di Sky,
è in scadenza il rapporto tra Rai e Sky. Abbiamo insistito parecchio
per affrontare questo tema in Cda ma è parso che qualcuno avesse voluto
che quel rapporto decadesse da solo e che quella lettera rimanesse in
un cassetto”.

Oggi non è stata presentata alcuna riorganizzazione
apicale dei processi e della semplificazione dell’azienda. Sono state
costruite alcune funzione. “Non 4 direttori generali ma 4 collaboratori
generali che vanno chiamati così perché così era stato deciso. Nessuno
avrà una procura di firma. Dire che è stato fatto un vice direttore
generale per il coordinamento editoriale e a quel vice direttore non
riporta, come in passato la direzione fiction non vedo quale
coordinamento dell’offerta televisiva possa fare senza avere competenza
su una delle aree più importante di quell’offerta”.

Rizzo Nervo
ha anche affermato di aver fatto verbalizzare le future nomine di Tg2
Rete 2 e Tgr. Una sfida, un po’ come quando a Sanremo qualche mago fa
mettere i nomi del vincitore all’interno di una busta prima dell’inizio
del Festival. Una sfida, per dimostrare che quelle nomine non sono
decise dalla Rai ma dal partito del conflitto di interessi.

Tra gli interventi in conferenza stampa, anche quello di Carlo Verna,
segretario dell’Usigrai. Intervento camuffato da domanda, di fronte ad
una platea di giornalisti e di molti rappresentanti dell’Usigrai
riuniti a Viale Mazzini in riunione sindacale  “Intervengo forse come
segretario dell’Usigraiset e, rubo una battuta del presidente della
Fnsi, mi trovavo per caso in Viale Grazioli, dove ha sede la Rai. Come
segretario le pongo questa domanda. Avete parlato di rottura non
insanabile, ma lo scenario che c’è intorno è quello di estremizzazione
del conflitto di interessi. C’è una sfida che l’Usigrai sta lanciando
un po’ a tutti. Quella di nomine che non siano quelle pubblicate dalla
stampa il 18 e 19 aprile, a cominciare da quelle presentate da giornali
di riferimento dell’area politica che sostiene l’attuale maggioranza.
Mi chiedo fino a che punto voi siate pronti ad accettare questa sfida e
eventualmente a ribaltare questo tavolo perché continuando così, con
piccole rotture ma senza mai chiarire in questo Paese con un dibattito
forte che tragga linfa vitale anche nel comportamento di chi è preposto
istituzionalmente a certi ruoli, che così non si può continuare. Noi
rischiamo davvero di trovarci sull’orlo del tracollo di qui a breve.
Poi vi chiedo, visto che non abbiamo avuto il piacere di conoscere il
direttore Generale Mauro Masi e credo che questo piacere non l’abbia
avuto neanche qualche altro sindacato che non rappresenta i
giornalisti, se dobbiamo chiedere un incontro direttamente a Silvio
Berlusconi”

Un intervento forte, da sindacalista pronto a legarsi
ai cancelli di viale Mazzini e a muovere la categoria a difesa dei
principi di autonomia e libertà professionale.

Rizzo Nervo
risponde. “La domanda al direttore generale la devi fare a lui. Per
quanto riguarda la rottura., per me è insanabile per le questioni di
merito. Dico che è grave. Da domani farò quello che la legge vuole che
io faccia, vigilando all’interno di questa azienda. Il mio
atteggiamento cambia nel momento in cui diranno che si è trattato di un
incidente di percorso e cambiano metodo. Questo sì. Ma se questo è il
primo di tanti capitoli uguali – conclude Rizzo Nervo – sarà una
rottura insanabile, con l’esercizio di un ruolo di controllo e di
vigilanza che la legge assegna ad ognuno di noi. Non è un ruolo di
divertimento. Ma io non consegno questa azienda a gestioni che per ben
due volte, nel passato, si sono dimostrate commissariali.

ASCOLTA LA CONFERENZA STAMPA IN MP3

da articolo21.info

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