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LOTTA CIVILE contro le mafie e l’illegalità

Di Stefano Fantino il . Recensioni

Stefania Grasso la ricordo quella mattina di due settimane fa, il 21 marzo a Napoli, mentre è in testa al corteo dei familiari delle vittime di mafia. Ventanni fa suo padre fu ucciso dal racket e ora lei sfila per ricordarne la memoria. E mi parla di una cosa per lei fondamentale, dell’attaccamento, pur con mille difficoltà alla sua terra, alla Locride, dove lei continua a vivere e lavorare. Perché un segno forte di continuità e di impegno è quello di prospettare un cambiamento nei territori dove la criminalità organizzata ha offeso le vite di persone normali, ma dai fermi principi, ha straziato corpi e distrutto famiglie.

Quella di Vincenzo Grasso non è l’unica storia che troverete in questo libro, scritto dalla giornalista catanese, trapiantata a Milano, Antonella Mascali. Nelle pagine si intrecciano le storie di Giuseppe Fava, Rocco Chinnici, Beppe Montana, Roberto Antiochia, Marcello Torre, Silvia Ruotolo, Libero Grassi, Barbara Asta e i figli Giuseppe e Salvatore, Mauro Rostagno, Francesco Marcone, Renata Fonte. Non eroi, ma persone attaccate visceralmente a principi, ideali e convizioni che hanno saputo portare avanti sino al sacrificio più alto, quello della vita. Ma non solo di questo si nutre il libro: ripercorrere le vicende umane strazianti di queste vittime di mafia significa innanzitutto porsi nell’ottica di chi rimane, dei familiari. Antonella Mascaripercorerre solidamente quindi, non solo l’impegno in vita delle vittime, ma l’impegno di chi è rimasto, passando dall’elaborazione di un lutto alla presa di coscienza della necessità di agire per far crescere la coscienza civile di un paese. Associazioni, incontri nelle scuole, impegno, memoria, tutti tasselli che ricompongono l’impegno di familiari convinti che ricordare in maniera attiva i propri cari sia uno sprone non solo utile ma necessario per l’elaborazione di un ricordo che “si faccia carne” nelle azioni concrete quotidiane della collettività.

Con stile appassionato ma mai invasivo, la giornalista entra in sintonia con gli intervistati e attraverso il loro sguardo rievoca il passaggio decisivo dalla tragedia all’impegno, una resistenza civile che è un bagliore di speranza per il futuro. Il linguaggio fluido ed essenziale ma mai disadorno, rende giustizia anche a un lavoro, dal lato puramente stilistico, apprezzabile e fresco nel coniugare la forza dell’intervista, all’approfondimento storico e giornalistico, rappresentando un agile stimolo al tema della “memoria”, quantomai necessario oggigiorno nel nostro Paese.

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