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«Trapani, le imprese scelgano l’antimafia»

Di Rino Giacalone il . Sicilia

Il questore Giuseppe Gualtieri e il capo della squadra Mobile Giuseppe Linares lo hanno ripetuto fino a pochi giorni addietro il loro appello agli imprenditori trapanesi. Hanno sottolineato il momento della scelta, scegliere se continuare ad essere parte del “sistema catalizzante” della mafia, come ha detto il vice questore Linares, o passare dalla parte di chi nel settore imprenditoriale ma non solo, vuole sottrarsi al giogo mafioso. Il questore Gualtieri era stato chiaro, “al di là delle decisioni la nostra azione non ne sarà condizionata”. E oggi c’ è stato l’ ennesimo arresto di un imprenditore che non era vittima della mafia, ma socio. Arresto per così dire annunciato proprio per le parole recentissime di questore e capo della Mobile.

Salvatore Di Girolamo, 49 anni, marsalese, è l’appaltatore che costruì un decennio addietro il nuovo cimitero comunale di Marsala. Le indagini hanno ricostruito i fatti:  lui per quell’appalto pagò la mafia e diede tangenti ai pubblici funzionari che gestirono la gara d’appalto truccata in suo favore. La “tassa” imposta è stata quella del 10 per cento, la stessa che altre imprese avrebbero pagato, in base al valore dell’opera pubblica finanziata: l’imprenditore, ora arrestato, di mestiere avrebbe fatto anche il “collettore” tra i suoi colleghi e il “liquidatore” delle mazzette. Girava di solito con una 24 ore con dentro i soldi già divisi dentro le bustarelle, bussava alla porta dei pubblici funzionari, Provincia regionale e Comune di Marsala, e pagava i compensi illeciti pattuiti, denaro che era ciò che restava di quella parte che invece era già finita nelle casse di Cosa Nostra. Calcoli esatti, alla cifra, non si poteva sbagliare in niente, anche perché dietro ogni cosa a tirare le fila ancora una volta il super boss latitante Matteo Messina Denaro.

E’ l’altra faccia della medaglia. E’ la realtà con la quale Confindustria Siciliana che ha detto di volere estromettere chi paga il pizzo senza denunciarlo, deve fare i conti. L’hanno chiamata l’”area grigia” di Cosa Nostra dove dentro ci stanno coloro i quali sono disponibili ad agevolare i disegni mafiosi, ci sono i cosiddetti colletti bianchi, i professionisti ed i burocrati, i pubblici funzionari e gli imprenditori e questi ultimi spesso fanno da “registi” delle operazioni. Imprenditori che non sono vittime ma collusi, complici. Salvatore Di Girolamo sarebbe stato uno di questi. Condannato un paio di anni addietro a due anni per avere turbato le gare di appalto di alcuni servizi di raccolta dei rifiuti solidi urbani a Erice, avrebbe continuato ad occuparsi di appalti pilotati, salendo però le scale del potere, avvicinandosi di più ai boss. Dalla sua parte la disponibilità che avrebbe continuato a trovare dentro pubblici uffici, dove i suoi precedenti giudiziari non dicevano proprio niente a nessuno. Agli atti della indagine diversi risvolti. Uno è quello che riguarda la gestione dei subappalti, se non era l’impresa vicina a Cosa Nostra a prendersi i lavori, ecco che si faceva in modo che l’imprenditore aggiudicatario dei lavori si prestasse a favorire i subappalti a favore delle imprese “raccomandate”. Quello dei subappalti è il settore dove i livelli degli illeciti si è alzato di molto, d’altra parte in caso di scoperta dell’illecito la vicenda le norme prevede che si chiuda con una sanzione amministrativa, niente rischi pesanti di natura penale. In questi giorni che si discute di sicurezza e di modifiche al codice nessuna parte politica ha pensato a modificare queste previsioni di legge, nemmeno dinanzi all’evidenza che il settore è anche quello maggiormente colpito dalle cosiddette “morti bianche” e dal lavoro nero. Gli investigatori di Trapani una spiegazione di questo stato di cose l’hanno pure data: le imprese che pagano la tassa del 10 per cento o il pizzo del tre per cento alla mafia quei soldi da qualche parte li debbono pure riprendere, ed allora spesso ciò avviene a danno dei lavoratori, traducendosi con assunzioni in nero, buste paga decurtate, sicurezza sul lavoro ridotta al minimo.

L’altro retroscena è quello dell’imprenditore Di Girolamo che avrebbe fatto da mediatore tra la politica e la mafia, mettendo a disposizione la sua abitazione di Marsala per i vertici, per i summit, in particolare in coincidenza delle competizioni elettorali. Quello delle connessioni tra mafia, politica e impresa, è un altro dei temi che spesso spunta fuori dalle inchieste antimafia in provincia di Trapani. La sensazione dopo questo arresto è quella che l’arresto di Salvatore Di Girolamo non resterà il solo per i prossimi mesi. E il questore Gualtieri ha deciso di tornare a rivolgersi agli imprenditori, li ha convocati nei prossimi giorni in Questura, ancora una sfida e un invito allo stesso tempo.

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