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‘Ndrangheta, la cupola degli appalti

Di redazione il . Calabria

Una regia intercosche per spartire gli appalti. Neanche le faide e gli scontri armati tra le ‘ndrine hanno ostacolato la gestione comune e coordinata dei lavori pubblici. Attraverso il meccanismo dei subappalti e delle forniture le famiglie ‘ndranghetistiche della fascia ionica reggina hanno messo le mani sulle grandi opere. Nell’inchiesta che ha portato oggi al fermo di 30 presunti mafiosi, le infiltrazioni nella costruzione della variante di Palizzi , lotto che rientra nel progetto di ammodernamento della statale ionica 106.

Duecento carabinieri mobilitati, su ordine della distrettuale antimafia di Reggio Calabria hanno setacciato la costa reggina tra Bova Marina e Africo Nuovo. L’accusa ai 33 indagati è di associazione mafiosa finalizzata alla spartizione e gestione dei lavori pubblici, all’infiltrazione nelle amministrazioni locali e regionali, voto di scambio ed altro.

Nella rete volti noti delle storiche cosche Morabito-Bruzzaniti-Palamara, poi Vadalà, Maisano e Talia. Si tratta dello storico del cartello ‘ndranghetistico guidato da Giuseppe Morabito “u Tiradrittu”, ex primula rossa, arrestato nel 2004 ai piedi dell’Aspromonte.

Le indagini rappresentano il prosieguo dell’operazione bello lavoro, che nello scorso mese di febbraio aveva già portato al sequestro preventivo di sette cantieri, e agli uffici delle imprese impegnate, allestiti per la realizzazione della variante di Palizzi. Le anomalie riscontrate sono quelle classiche: materiali inferiori agli standard minimi e difformi dalle dichiarazioni rilasciate. Poi il meccanismo dei subappalti monopolizzati dalle imprese legali legate alle cosche. Soprattutto le aziende fornitrici di cemento preconfezionato.

Altri elementi messi in atto dalle cosche, secondo gli investigatori, l’estromissione di fatto di appaltatori «estranei» al contesto, e la sottoscrizione di lucrosi contratti di forniture nelle fasi del movimento terra, dell’approvvigionamento e trasporto di inerti. E ancora: l’effettuazione di operazioni sovrafatturate attraverso il meccanismo fraudolento legato alla realizzazione di opere di qualità inferiore a quelle oggetto di pattuizione negoziale, la gestione delle assunzioni di manodopera, funzionale anche all’accrescimento del «consenso ambientale» costituente il tipico humus in cui la ‘ndrangheta si sviluppa e accresce gli ormai noti suoi livelli di infiltrazione nel tessuto sociale, imprenditoriale, politico ed amministrativo.

Un’inchiesta che è destinata a continuare: resta nell’ombra quel livello politico, locale e regionale, legato alle ‘ndrine. Quella zona grigia che è stata al centro di tutte le vicende ‘ndranghetistiche degli ultimi anni. Un livello che ancora non è stato scalfito.

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