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2. Una nuova madre-coraggio per San Luca: «Niente vendetta, ma speranza e perdono»

Di Francesca Chirico il . Calabria

Quasi scusandosene ammette che la rabbia, qualche volta, l’afferra a tradimento alle spalle: “Sono una persona normale. Una madre normale”. In quei momenti, nella casa affacciata sulla vallata del Bonamico, Teresa Strangio affronta “le tentazioni mandate dal diavolo per mettermi alla prova” e le scaccia via. Perché, a nove mesi dalla notte di Duisburg, non si incrina il suo convincimento: “Chi uccide si danna, chi muore va in paradiso”. 

All’alba del 16 agosto 2007, quando il marito riattacca in lacrime il telefono, Teresa sa di non poter fare più niente per il sedicenne Francesco Giorgi, l’unico figlio maschio spedito per la terza estate consecutiva a farsi le ossa in Germania, né per Sebastiano Strangio, il fratello che nella sua pizzeria di Duisburg faceva lavorare il nipote.  Molti dei cinquantaquattro bossoli calibro 9 esplosi da due killer davanti alla pizzeria “Da Bruno’s” sono diretti a loro (e a Marco Marmo, Tommaso Venturi, Francesco e Marco Pergola) e centrano il bersaglio.

“Ma potevo fare qualcosa per i vivi. Impedire che il sangue continuasse a maledire San Luca, che gli uomini si dannassero. E allora ho deciso di piangere in silenzio e di ricacciare indietro tutte le parole di odio. A chi entrava in casa mia, gridando contro i colpevoli, ho messo la mano sulla bocca, chiedendo di pregare o di uscire”.  Niente urla, niente nero. Ai funerali di figlio e fratello Teresa Strangio si presenta in bianco, abbraccia i familiari delle altre vittime, e il perdono si fa messaggio per l’intero paese fino ad entrare nelle case di chi, dietro la porta chiusa, si chiede in quelle stesse ore che strada prenderà la vendetta.

“Non chiedo né giustizia né vendetta. Voglio pensare che il sangue di mio figlio sia servito a lavare via l’odio dalle strade di San Luca, a fare finalmente capire al paese che l’unico modo per andare avanti è perdonare e affidarsi a Dio. Questo non significa che non soffra: mio figlio e mio fratello erano la mia forza. Ma sono convinta che dal cielo stanno approvando la mia scelta”. Le tre figlie e il marito lo hanno fatto subito, mentre la chiesa locale ha parlato di “svolta epocale”, segnalando Teresa Strangio per il premio internazionale “Rita da Cascia”: per chi a San Luca ha scelto il perdono un riconoscimento nel nome della Santa delle cose impossibili.

Di ritorno da Cascia, però, la “rivoluzione” sarà messa quotidianamente alla prova, chiamata a farsi pratica giornaliera. Il movimento delle donne di San Luca ha infatti indicato proprio Teresa alla direzione della ludoteca che presto aprirà i battenti nei locali messi a disposizione dal Comune. “Era il modo più diretto per permettere al suo messaggio di diffondersi tra i più giovani”, ragiona Rosa Canale che definisce la madre di Francesco Giorgi “la bandiera” del movimento delle donne di San Luca. Nel colloquio preliminare tra le due amiche una sola domanda: “Riuscirai ad accogliere, senza differenze, tutti i bambini del paese?”.  Teresa Strangio ha risposto senza tentennamenti. (SECONDA PARTE)

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