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3. Discariche, mafia, leucemie: quale nesso?

Di Natya Migliori il . Dai territori, Sicilia

25pt;”>La presenza delle
radiazioni non è l’unica ipotesi che emerge dalla denuncia e il quadro si
profila, se possibile, ancora più sconcertante. «Nella mia denuncia
alla magistratura -prosegue infatti Terranova- ho ricordato ai procuratori che
nell’88 in territorio lentinese furono scoperte delle discariche abusive, in
cui veniva depositato del materiale ospedaliero proveniente dal nord. Ho
documentato questa scoperta con i tre fascicoli aperti dal pretore di Lentini
di allora nonché con la documentazione fotografica fatta, anche questa volta,
da Alfio De Luca.Furono allora
rinvenuti interi scatoloni provenienti dalla Usl n.67 del Veneto e contenenti
rifiuti ospedalieri. Aperti questi
scatoloni alla presenza delle autorità, il prof. Salvatore Sciacca
dell’Università di Catania rilevò con il contatore geiger la presenza di
radioattività a livelli altissimi. Fatto strano,
quando intervennero il giorno successivo i tecnici dell’Enea, non rilevarono alcuna
traccia di radioattività». «Quando mi recai su
quelle discariche per documentarne la scoperta –ricorda Alfio De Luca,
testimone anche di questo grave episodio- mi ritrovai davanti a scene
raccapriccianti.

Due enormi
cointainers contenevano tonnellate di scatole di cartone pieni di viscere ed
organi umani, flebo, siringhe, buste di plastica dalle quale fuoriuscivano
liquami maleodoranti, cartelle cliniche, lastre radiografiche. Lì vicino alcuni
maiali facevano di quei rifiuti il loro pasto mentre altri giacevano  morti. Fotografai le
carcasse, che i tecnici della regione negarono poi di aver visto. Così come negarono
che le rilevazioni del professor Sciacca nei pressi dei container e nell’area
adiacente, da me documentate con le foto, fossero positive all’esame del
contatore geiger che segnalava un’ altissima presenza di radiazioni. Il professor
Sciacca fu preso per visionario mentre le mie foto e le testimonianze di chi
era lì venivano ignorate. I miei servizi
furono poi pubblicati su alcune testate nazionali (Oggi, L’Espresso,
L’Europeo). Ma nonostante questo nessuno ne parlò più e siamo ancora al punto
di prima». «La cosa che fa più
specie –ribadisce l’avvocato- è proprio questa. Che su quei tre fascicoli
aperti dalla pretura di Lentini, (il primo iscritto al n.1716/1988,
il secondo al n.1716/1988, il terzo al n.1894/88) gli
stessi che sono ora in mano alla magistratura furono archiviati».

Perché? A chi dava fastidio la scoperta delle
discariche? E il Veneto fu mai avvisato di quel rinvenimento?

 «Anche su queste
domande la magistratura sta attualmente indagando –risponde ancora Terranova-.
Sta di fatto che continuiamo ad ignorare da quanto tempo si perpetuasse quell’
“usanza”, quanti rifiuti sono stati scaricati in quella contrada prima della
scoperta, e, dopo la scoperta, dove e come sono stati smaltiti». Ma non è tutto.  «L’altra domanda
-prosegue Terranova- è infatti: questi rifiuti portati qui in maniera
sicuramente illegale, come venivano trasportati? La risposta sta,
probabilmente nel rinvenimento, circa 15 giorni dopo la scoperta della
discarica, di contenitori identici sulle spiagge di Agnone Bagni, vicino
Lentini. Dopo la scoperta
delle discariche si formarono dei piccoli comitati di cittadini, che facevano
delle ronde nei pressi delle discariche per intercettare altri eventuali
arrivi. Stranamente non
arrivarono più rifiuti, ma dopo pochissimo ci ritrovammo gli stessi scatoloni
sulle nostre spiagge. È chiaro che quei
rifiuti arrivassero via mare e quando la situazione in quei giorni si è
rivelata “calda”, chi di dovere ha pensato bene di disfarsene gettandoli in
acqua».

Ecomafia?

 «Nel passato anche
recente -spiega ancora l’avvocato-  la
DIA di Catania ha avviato numerose indagini allo scopo di accertare e reprimere
reati di natura ecologica, quali quelli attinenti alle discariche abusive in territorio
lentinese, ed in più di un caso sono stati accertati forti interessi della
mafia, nelle vesti della famiglia Ercolano-Santapaola. Nel contesto di
tali indagini furono individuati alcuni soggetti a cui, verosimilmente, poteva
essere ricondotta la “gestione” delle diverse discariche abusive rinvenute: ad
esempio gli amministratori di una tale Cooperativa “Blocchi Fiumefreddo”. L’esito di questi
procedimenti, e di altri eventualmente aperti dalla Procura di Siracusa, non ci
è però noto. Sembra chiaro
tuttavia che il business delle discariche abusive faccia gola all’ecomafia».

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